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Andamento dei consumi di energia nel 2020 in Italia

Sommario

Il 2020 è stato per i consumi di energia un anno dalla marcata singolarità, sia perché conclude un decennio chiave per la transizione energetica, sia per i significativi effetti legati all'emergenza epidemiologica che non trovano alcun riscontro nella storia recente.

Le prime stime indicano per il 2020 una domanda di energia in Italia pari a circa 145 Mtep, con un netto -26% rispetto al picco dei consumi rilevato nel 2005 (196,1 Mtep), calo dovuto probabilmente alla chiusura delle attività economiche che ha contratto la doman da in alcuni settori, incrementandola, invece, in altri come quello domestico a causa dello smart working e della didattica a distanza. Facendo un confronto col 2019, si scopre che la riduzione com plessiva di circa 15 Mtep della domanda energetica è dovuta prin cipalmente al crollo di quella petrolifera, che a seguito del blocco prolungato della mobilità ha subito un calo di oltre il 16% sul 2019 (-9,2 Mtep). Con una quota del 90,2%, il settore dei trasporti, infatti, è alimentato quasi totalmente dai prodotti petroliferi e la riduzione del loro peso rispetto al 91,4% del 2019 è stata assorbita, in parte, dalle rinnovabili (biocarburanti), passate dal 3,2 al 4,0%, e in parte dell'energia elettrica, salita dal 2,5 al 2,8%. Nonostante il forte calo, nel 2020 il petrolio ha soddisfatto, comun que, circa il 33% del totale della domanda di energia, attestandosi come seconda fonte. Allargando il discorso alle altre fonti le cose non vanno meglio, in particolare:
- Con un peso del 40% il gas naturale si conferma la prima fonte energetica italiana, ma con 58,3 Mtep segna un calo del 4,4% rispetto al 2019, dovuto essenzialmente alla minore produzione termoelettrica sia per la tenuta della produzione da fonti rinnovabili che per la flessione della domanda elettrica;
- Prosegue il forte calo dei combustibili solidi (-27%), pari a 4,7 Mtep, per effetto della sempre minore competitività degli impianti a carbone a causa dei prezzi della CO2;
- Si assiste ad una riduzione del 15,6%, pari a circa 5,5 Mtep, anche per le importazioni nette di energia elettrica;
- Si registra una leggera flessione delle fonti rinnovabili, passate da 28,9 a 28,7 Mtep. L'exploit della produzione fotovoltaica (+9,6%) ha compensato il calo di quella eolica (-7,4%), con una sostanziale stabilità della produzione idroelettrica (+0,5%).

Rinnovabili e consumi di energia
Calo contenuto nel 2020, pari ad un -0,6%, per le Fonti Energetiche Rinnovabili (FER), che con 28,7 Mtep hanno coperto il 19,8% della domanda energetica italiana (erano al 18,1% nel 2019). Come ormai si verifica da 7 anni, anche nel 2019 le FER hanno superato il target del 17% previsto per il 2020 dalla Direttiva 2009/28/CE, raggiungendo circa il 20% dei consumi di energia: incremento dovuto essenzialmente più al forte decremento dei con sumi energetici per la crisi pandemica che all'aumento della loro produzione o impianti. Relativamente alla produzione elettrica da rinnovabili (117,0 TWh), esattamente come nel 2019 anche nel 2020 l'incremento è stato più contenuto, attestandosi sull'1%. In particolare, l'aumento ha interessato la produzione fotovoltaica (FV) (+2,3 TWh, +9,6%), idroelettrica (+0,8%) e le biomasse (+0,3%). In calo, invece, l'eolica (-1,5 TWh, -7,4% rispetto al 2019) e la geotermoelettrica (-0,8%). Nel 2020 si stima un calo anche per i biocarburanti nel settore dei trasporti, perchè nonostante sia cresciuta la quota d'obbligo dall'8 al 9%, i volumi di carburanti sono precipitati del 16,8%. Per quanto concerne la componente ASOS a carico dei consumatori elettrici, da cui derivano le risorse per l'incentivazione delle FER, secondo il GSE nel 2020 ha raggiunto 11,9 miliardi di euro, in crescita rispetto agli 11,4 miliardi del 2019. L'incremento degli oneri è legato a fattori contingenti, come la diminuzione dei ricavi, col prezzo medio PUN1 diminuito di 14 euro/MWh rispetto al 2019, e la maggiore produzione degli impianti fotovoltaici. Per il 2021 si prevede un fabbisogno economico di circa 11,8 miliardi di euro, fondamentalmente stabile rispetto al 2020 per effetto della riduzione degli oneri per la scadenza naturale delle convenzioni del meccanismo Cip 6/92. Dopo essere passato da circa 3 miliardi del 2009 ad oltre 13 nel 2014, diventati, poi, 14,4 nel 2016 (anno di massimo), nel lungo periodo il fabbisogno di incentivazione varierà in base alle dinami che di uscita dei meccanismi di incentivazione esistenti. Dopo una sostanziale stabilità fino al 2023, in assenza di nuove misure è attesa una graduale diminuzione anche a causa dell'eliminazione del Con to Energia fotovoltaico, che porterà il fabbisogno complessivo sotto il miliardo di euro dal 2034. La fine del periodo di incentivazione di diversi impianti farà arrivare gli oneri a 10 miliardi nel 2025. Per il 2030 il fabbisogno atteso è di circa 6,8 miliardi, quasi la metà rispetto al 2020. Nel 2020 gli investimenti delle imprese italiane nelle FER sono cre sciuti, con un incremento sia del numero (254 operazioni, +20%) che della potenza installata (10,9 GW, +7%), mentre, in valore, pari a 9,1 miliardi di euro, sono calati del 4,4% rispetto al 2019. Nel 2020 l'86% delle operazioni si è svolta all'interno dei confini nazionali per il 55% della potenza e il 54% del valore. Tuttavia, la preponderanza delle operazioni in Italia ha interessato in modo particolare progetti in attesa di autorizzazione, soprattutto in ambito eolico e fotovoltaico. Se il fotovoltaico continua a crescere, perché è la tecnologia a cui è destinata la metà delle iniziative (50%), l'eolico, al secondo posto per importanza, richiama, tuttavia, numeri maggiori di potenza e risorse economiche (5,1 GW e 4 miliardi di euro investiti). Rispetto al 2019, nel 2020 aumentano sia il fotovoltaico (dal 49 al 50%) che le iniziative nelle smart energy (dal 6 al 9%) e nelle bio masse (dal 4 al 7%), stabili, invece, nell'idroelettrico (4%) e nel ge otermico. Le nuove tecnologie (storage, biometano e power-to-gas) e quelle in efficienza diminuiscono dell'1%, rispetto al 2% del 2019. Degno di nota, infine, il crescente peso ed attività degli ultimi entrati nel mercato delle FER: le local utilities e le compagnie Oil&Gas. Volgendo ora lo sguardo al mercato elettrico, scopriamo che nel 2020 l'effetto delle restrizioni per la pandemia ha avuto ricadute anche sulla richiesta di energia elettrica, diminuita di quasi 17 TWh rispetto al 2019 (-5,3%). La diminuzione più consistente è avvenuta ovviamente tra marzo ed aprile, quando il blocco delle attività pro duttive ha rallentato i consumi elettrici industriali, scesi di circa il 30%. Con la ripartenza, poi, di molte attività produttive e il graduale allentamento delle misure introdotte, il calo tendenziale è diminuito: tuttavia, a fine anno i consumi elettrici hanno raggiunto 302,8 TWh, sotto il livello minimo del 2001 che era pari a 304,8 TWh. Il fabbisogno di energia è stato coperto per l'89% da produzione nazionale, di cui il 42% da FER e il 58% da produzione termoelet trica, ed il restante 11% da importazioni nette dall'estero, pari a 32,2 TWh, in diminuzione di circa il 16% (-5,9 TWh). La produzione termoelettrica è diminuita di 12 TWh (-3,8%): tra le sue fonti primarie utilizzate è diminuita di oltre il 5% quella da gas naturale e anche nel 2020 l'andamento non è mutato, con una riduzione a 2 cifre dei combustibili solidi (circa il -25%). Gli obiettivi sempre più ambiziosi di decarbonizzazione per la produzione delle FER e l'elettrificazione dei consumi devono tene re in debita considerazione l'attuale assetto del sistema elettrico nostrano, perché la sua capacità di progredire deve comunque assicurare la sicurezza e l'adeguatezza delle forniture. In ottica di abbattimento del 55% delle emissioni di gas-serra al 2030, previsto nello European Green Deal, le FER nel settore elettrico dovrebbero superare i 40 GW indicati nel PNIEC: occorrerebbe, quindi, rea lizzare almeno 60-70 nuovi GW di capacità rinnovabile entro il 2030, corrispondenti a circa 6-7 GW di nuovo installato l'anno. In realtà la crescita della potenza installata di FER attualmente sta frenando: nel 2020 la potenza elettrica incrementale da FER entrata in esercizio è, infatti, stimata dal GSE sui 900 MW (circa un decimo di quella necessaria), di cui circa 750 MW fotovoltaici e circa 90 MW di eolico. Per l'eolico, in particolare, siamo ai minimi storici, tanto è vero che rispetto agli anni scorsi la crescita media annua di potenza installata nel decennio 2009 - 2019 è stata di 660 MW. Per poter raggiungere i target previsti per le FER occorre, innanzi tutto, accelerare le pratiche di rilascio delle autorizzazioni: oggi, ad esempio, per un impianto eolico nuovo occorrono oltre 5 anni, quando la normativa prevede al massimo 2 anni e 3 mesi. In Italia abbiamo circa 2.500 MW di progetti eolici autorizzati ma non ancora realizzati, rallentati soprattutto dalle Soprintendenze, per cui negli ultimi 9 anni si è passati da 1.200 MW eolici autorizzati nel triennio 2012/2014 a 760 MW eolici nel triennio 2015/2017, pari al -40%, fino a soli 126 MW nell'ultimo triennio 2018/2020, con una riduzione di ben l'80%.

Gas naturale

Secondo le prime stime, nel 2020 in Italia il gas naturale non solo ha limitato gli effetti delle misure restrittive per la pandemia, ma ha anche consolidato la sua leadership di fonte energetica primaria, rappresentando oltre il 40% del totale dei consumi interni lordi di energia. I consumi di gas naturale hanno subito un calo del 4,4% fermandosi a quota 71,3 miliardi di metri cubi (pari a oltre il 17% in meno rispetto ai massimi del 2005 di 86,3 miliardi di metri cubi): la riduzione di circa 3,2 miliardi di metri cubi è stata provocata dai minori consumi nella produzione termoelettrica (-5%, pari a -1,6 miliardi di metri cubi), a causa sia della minore domanda di elettricità che del man tenimento dei livelli di produzione elettrica delle fonti rinnovabili. Le importazioni nette di gas naturale, pari a 65,9 miliardi di metri cubi nel 2020, sono diminuite del 6,7%, calo superiore alla dimi nuzione della richiesta. Il rialzo dei prezzi nel corso dell'anno ha, infatti, avvantaggiato le erogazioni nette dagli stoccaggi. In rela zione, infine, agli approvvigionamenti tramite gasdotto, risultano in crescita solo quelli dall'Algeria (+17,8 rispetto al 2019), che si con ferma tra i principali Paesi fornitori dopo la Russia, mentre rallenta no tutte le altre provenienze estere, sia a causa della manutenzione dei gasdotti di Transitgas che della minore produzione norvegese.

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