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Qualità oltre la certificazione

Guardando al settore impiantistico troviamo imprese come il manutentore, il ricambista, l’installatore, il fornitore di sistemi, il produttore di componenti che, per le loro dimensioni, sarebbero tagliati fuori dall’innovazione di processo e organizzativa, ma che, appartenendo alla stessa filiera, operando nello stesso contesto condividendo i fattori di rischio, potrebbero beneficiarie di progetti di miglioramento unitari, magari nell’ottica del paradigma delle 4i. In questo caso si tratterebbe di agganciare le micro e piccole imprese al piano Mise 4 con ovvi vantaggi per lo sviluppo del Paese giacché queste imprese costituiscono gran parte del nostro sistema produttivo.

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La Termotecnica novembre 2016

Pubblicato
da Alessia De Giosa




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Estratto del testo
Panorama Qualità oltre la certificazione 32 LA TERMOTECNICA NOVEMBRE 2016 Eccoci al solito appuntamento con il rischio di fare tardi, come sempre.
Non tutti naturalmente: ci sono imprese che hanno capito da tempo quali
sono le chiavi del successo e, avendo i giusti attributi e la necessaria
determinazione, si sono mosse e sono già presenti al punto d''incontro.
Altre avevano capito ma si sono perse per strada. Altre ancora non han-
no capito e non sanno dove andare. Questa volta però c''è una novità:
il Governo sembra avere finalmente capito che il suo ruolo in politica
industriale non è quello di sostituirsi agli imprenditori promuovendo
particolari settori, ma quello di creare i fattori abilitanti trasversali. Oggi,
nell''attuale contesto competitivo, questi sono identificati nel ''paradigma
delle 4i': investimenti, infrastrutture, innovazione, industria; da qui è
scaturito un piano, noto come Mise 4.0; presto potremo verificarne il
funzionamento; per ora dobbiamo contare di trovare la mano pubblica
puntuale all''appuntamento. Comunque tale novità non basta; occorre
che il sistema scolastico prepari le nuove figure professionali richieste
dalle imprese, per esempio: analisti di dati per individuare le esigenze
del mercato anche per quanto riguarda le soluzioni ICT, specialisti nella
progettazione di reti locali e per la cyber security, analisti delle perfor-
mance di business a supporto delle decisioni aziendali, integratori di dati
di natura eterogenea con una logica di processo multidisciplinare, ecc.
Ma di quale appuntamento stiamo parlando' Parliamo dell''allineamento
della nostra competitività a quella della Germania, il nostro benchmark;
per dargli un nome, possiamo chiamarlo ISO 9001: 2015, ossia la
nuova edizione della norma sui sistemi di gestione per la qualità. Essa,
infatti, introduce tre novità essenziali per competere in un mondo pieno
di tensioni come l''attuale: la comprensione del contesto, ossia una vi-
sione estesa ai cambiamenti e alle aspettative delle parti interessate, sia
esterne che interne; il risk based thinking, ossia la gestione della continu-
ità operativa accettando come normali i cambiamenti (rischi); l''idea di
organizzazione come ''essere umano' (non come ''meccanismo'), ossia
in grado di adattarsi autonomamente ai cambiamenti. Beninteso, queste
tre novità non sono proprietà esclusiva di ISO 9001, tanto è vero che
sono nel normale modus operandi delle imprese campioni (generalmen-
te di medie dimensioni; le così dette multinazionali tascabili o familiari). Meriti di ISO 9001: 2015 sono però quello di chiedere a tutte le imprese
di usarle e quello di dare le linee essenziali per farlo. Fin qui le ''gene-
ralità'; ora possiamo fare un passo avanti e pensare all''applicazione
della norma in due tipi concreti di imprese. A una estremità possiamo
collocare le imprese che lavorano su grandi progetti, magari innovati-
vi; in questo caso la nuova edizione della norma chiede cose che già
fanno, addirittura a livello di singolo progetto; al più, formalizzandole,
potranno migliorarle marginalmente e piuttosto, giacché molte anche
brave non lo fanno, raccogliere a livello aziendale il know how maturato
nei singoli progetti. All''altra estremità possiamo collocare le imprese
''piccole' o ''micro' con clientela, prodotti e processi consolidati, con
rischi noti e, in genere, già mitigati. In questi casi un''analisi nell''ottica dei
rischi risulterebbe probabilmente ben poco utile, ma potrebbe diventarlo
nell''ottica delle opportunità. Per esempio, guardando al settore impianti-
stico troviamo imprese come il manutentore, il ricambista, l''installatore, il
fornitore di sistemi, il produttore di componenti che, per le loro dimensio-
ni, sarebbero tagliati fuori dall''innovazione di processo e organizzativa,
ma che, appartenendo alla stessa filiera, operando nello stesso contesto,
condividendo i fattori di rischio, potrebbero beneficiarie di progetti di
miglioramento unitari, magari nell''ottica del paradigma delle 4i. In
questo caso si tratterebbe di agganciare le micro e piccole imprese al
piano Mise 4 con ovvi vantaggi per lo sviluppo del Paese giacché queste
imprese costituiscono gran parte del nostro sistema produttivo. A questo
punto, però. occorre chiamare all''appuntamento altre due figure: -gli imprenditori i quali debbono capire che la valutazione del contesto e l''analisi dei rischi sono problemi loro, non del responsabile qualità,
e debbono finalmente convincersi che ISO 9001 merita tutta la loro
attenzione perché è uno strumento per competere valido e di applica-
bilità generale; -gli organismi di certificazione i quali debbono convincere gli impren- ditori che la certificazione serve, sia supportando le imprese con com-
petenza sia essendo più selettivi soprattutto guardando all''impegno. Franco Ligonzo Appuntamento con UNI EN ISO 9001: 2015 ISO 55001 Sistemi di gestione del
patrimonio (Asset Management)
L''Italia è un paese che vanta numerose eccellenze produttive in molti
settori: è fondamentale che, all''interno di uno scenario caratterizzato
dalla competitività d''impresa, vengano dimostrate, riconosciute e
valorizzate. Oggi, concorrenza e globalizzazione, leggi sempre più
minuziose e andamento instabile di alcuni mercati, sono solo alcuni
dei fattori che mettono le aziende di fronte a scelte necessarie per
tutelare la propria reputation e salvaguardare un know how talvolta unico e inimitabile.
Non sempre, tuttavia, le singole realtà hanno una coscienza specifica
di quali siano, all''interno della propria azienda, gli asset organizzati-
vi, produttivi, qualitativi, tecnici o di servizio da tutelare e valorizzare
per poter farsi riconoscere in modo distintivo ed essere accreditate,
in particolare nel settore in cui operano, come organizzazioni leader,
affidabili e di riferimento. Come gestire il valore dell''impresa, migliorare le relazioni con gli Stakeholder finanziari, aumentare la performance dei propri asset Qualità oltre la certificazione 37 LA TERMOTECNICA 33 Panorama NOVEMBRE 2016 Differenziarsi per posizionarsi all''in-
terno di un mercato sempre più compe-
titivo, aumentando la fiducia della col-
lettività e, di conseguenza, le possibilità
di acquisire nuovo business è dunque
un passo quasi obbligato, soprattutto
per le imprese medie e medio-grandi.
Un valido supporto che accompagna
le aziende in questa direzione viene
dalla certificazione volontaria dei si-
stemi di gestione degli asset aziendali
secondo la norma ISO 55001. Intraprendere un percorso per certificare la propria azienda secondo
la ISO 55001 significa comprendere l''importanza di come gestire
il valore dell''impresa, migliorare le relazioni con gli stakeholder
e aumentare la performance dei propri asset nel lungo termine, a
beneficio di una sensibile riduzione del rischio d''impresa. Per tutte
le organizzazioni, infatti, gli asset generano valore perché sono il
punto di partenza per fornire a clienti e interlocutori il servizio o il
prodotto che ci si attende da quell''azienda. Il primo e fondamentale
step è, dunque, identificare e definire quali sono gli asset strategici
all''interno dell''impresa, siano essi ''beni tangibili' (come immobili,
tecnologie, linee produttive, impianti e apparecchiature, hardware,
ecc.) o ''immateriali' (come reputazione, immagine, marchio, brevetti,
software, ecc.).
Da una corretta individuazione e gestione degli asset deriva una mag-
giore capacità di allocare investimenti dove questi sono più produttivi,
di assumere decisioni sulle direzioni di sviluppo, di pianificare azioni
e di valutarne i risultati.
La norma ISO 55001 guida le aziende nel definire i requisiti di un
sistema di gestione del patrimonio basandosi su criteri oggettivi per il mantenimento in efficienza degli asset lungo l''intero ciclo di vita di
un bene che è, mediamente, più lungo rispetto a qualunque piano
strategico quinquennale. Il percorso include lo sviluppo di at ività
in grado di incidere positivamente sul contenimento dei costi e sul
miglioramento delle performance, con un''attenzione particolare a
mitigare i rischi di gestione.
In altri termini le attività di gestione e manutenzione di un bene/
asset aziendale si trasformano da ''mantenimento in efficienza' a
''strumento di miglioramento e innovazione continua', in un contesto
sensibile all''impiego delle risorse, all''eliminazione degli sprechi e alla
responsabilizzazione dei comportamenti.
Nata nel 2014, la norma ISO 55001 è impostata secondo le High
Level Structures (HLS) per migliorarne la compatibilità con altri schemi
certificativi come la ISO 14001 per la gestione ambientale, come la
prossima ISO 45001 per i sistemi di gestione e sicurezza sul lavoro e la
già diffusa certificazione ISO 9001 sul sistema di gestione della qualità
aziendale, con la quale si integra perfettamente. Nella nuova versione
9001:2015 (il cui adeguamento dovrà essere fatto dalle aziende già
certificate entro settembre 2018) vengono, infatti, introdotti l''analisi
di contesto dell''organizzazione e l''approccio basato sui rischi di ogni
processo organizzativo all''interno dell''impresa.
Grazie alla certificazione secondo la norma ISO 55001 l''azienda,
media o grande che sia, ha modo di comprendere fino in fondo la
potenzialità dei propri impianti, nella propria struttura, del proprio
know-how e, sul mercato, di posizionarsi in maniera distintiva rispetto
ai temi della gestione di rischi, con possibilità di attrarre l''attenzione
di nuovi clienti e aggiudicarsi nuove commesse.
Come in un circolo virtuoso, infatti, la certificazione è un valore che ge-
nera valore e che si traduce in concrete, nuove, opportunità di business. Federico Pasqui - ICIM Insiemi PED
Valutazione della conformità delle catene di sicurezza La valutazione della conformità di un insieme ai sensi della Direttiva apparecchi a pressione PED dovrebbe essere ormai argomento consolidato, conside-
rando i molti anni di applicazione della Direttiva, le linee guida e le discussioni che si sono succedute nei gruppi di lavoro a livello comunitario e non solo Il 19 Luglio 2016 è entrata in vigore la nuova Direttiva PED 2014/68/UE,
rifusione della vecchia Direttiva, non apportando aggiunte o chiarimenti al
concetto di insieme, sia in termini di definizione sia in termini di valutazione
della conformità.
Un insieme, definito all''interno della Direttiva come ''varie attrezzature
a pressione montate da un fabbricante per costituire un tutto integrato
e funzionale', è identificabile a partire dal ''semplice' estintore, ad una
caldaia, ad un impianto di refrigerazione fino ad una intera raffineria.
All''articolo 14 della Direttiva, procedure di valutazione della conformità,
al paragrafo 6, vengono indicati gli aspetti da considerare durante la
valutazione: -La conformità delle singole attrezzature costitutive dell''insieme non an- cora oggetto di una distinta procedura di valutazione della conformità
nè di una separata marcatura CE. -L''integrazione dei diversi componenti dell''insieme in base a quanto indi- cato nei requisiti essenziali di sicurezza elencati all''interno dell''allegato
I della Direttiva. -La protezione dell''insieme, per evitare che vengano superati i limiti di esercizio ammissibili. All''interno dei requisiti essenziali di sicurezza, allegato I della Direttiva,
vengono indicati i principi generali da soddisfare nella procedura di va-
lutazione della conformità, rispetto alla fase di progettazione dell''insieme
e alla conseguente protezione contro il superamento dei limiti ammissibili Panorama Qualità oltre la certificazione 34 LA TERMOTECNICA NOVEMBRE 2016 dell''attrezzatura a pressione, dotata
di dispositivi adeguati quali accessori
di sicurezza e/o dispositivi di con-
trollo che consentano di mantenere
l''attrezzatura sotto pressione entro i
limiti ammissibili in modo automatico
o manuale.
I principi riferiti al ''tutto integrato e
funzionale', quindi un assieme di più
componenti finalizzato ad un utilizzo
specifico, protetto e sicuro, vengono
ripresi e approfonditi in un documen- to ancora in discussione al forum europeo degli organismi notificati
(CABF), dal titolo: ''Principles for the assessment of Assemblies', version
17, 2014.
I punti fondamentali del documento evidenziano aspetti noti come la
valutazione della conformità secondo un modulo adeguato basato sul-
la corretta categorizzazione, l''assenza di limiti minimi o massimi di
estensione dell''insieme e la necessaria attenzione che va posta sia sulla
fase di progettazione, fabbricazione e verifica finale. Valutazione della
conformità che deve comprendere l''analisi della protezione dell''insie-
me, degli accessori di sicurezza, siano essi diretti o indiretti come da
definizione data dall''articolo 2 della Direttiva PED: ''dispositivi destinati
alla protezione delle attrezzature a pressione contro il superamento dei
limiti ammissibili, compresi i dispositivi per la limitazione diretta della
pressione, quali valvole di sicurezza, dispositivi a disco di rottura, barre
di schiacciamento, dispositivi di sicurezza pilotati (CSPRS) e dispositivi
di limitazione che attivino i sistemi di regolazione o che chiudano e
disattivino l''attrezzatura, come i commutatori attivati dalla pressione,
dalla temperatura o dal livello del fluido e i dispositivi di misurazione,
controllo e regolazione per la sicurezza (SRMCR)'. Punto fondamentale diventa l''analisi che viene fatta nel documento del
CABF in termini di richieste al fabbricante per la corretta valutazione,
sia in termini di documentazione da fornire, sia in fase di progetto che
in fase di verifica finale. Aspetto di particolare importanza soprattutto
se andiamo a considerare le catene di sicurezza e non solo il caso del
dispositivo di limitazione diretta.
Per una corretta valutazione della conformità, a seconda della procedura
scelta, il fabbricante deve fornire già in fase di valutazione del progetto
una documentazione tecnica comprendente: -Descrizione generale dell''insieme, descrizione del processo, utilizza- zione prevista, altre direttive applicate. -Elenco di tutte le attrezzature a pressione presenti nell''insieme con tutte le informazioni rilevanti (PS, TS, volume/DN, contenuto, fluido,
categoria, ecc.) -Informazioni su quale componente viene acquistato dal cliente già marcato CE e quale, se applicabile, viene fabbricato dal fabbricante
dell''insieme. -Analisi dei rischi dell''insieme al fine di identificare possibili modalità di guasto e i requisiti di sicurezza associati (vedasi linea guida 8/4). -Diagrammi utili alla descrizione / definizione dell''insieme.
-Informazioni che riguardino i dispositivi di limitazione diretta come taratura, capacità, portata massima. -Informazioni che riguardino il controllo e le catene di sicurezza come diagrammi logici e circuiti, elenco dei dispositivi come i limitatori di
temperatura e pressione classificazione SIL e SIL report. -In caso di controllo di Sistema PLC che incorpora funzioni di sicurezza, sono richiesti documenti aggiuntivi quali livello di sicurezza sicurezza
per le protezioni, programma utilizzato, manuale, ecc. -Elenco degli standards sulla base dei quali l''integrazione e la protezio- ne è stata progettata e fabbricata quali:
' ANSI/API Standard 521 (or ISO 23251)
' API Standard 520
' EN ISO 4126-1/3/4/5
' EN 764-7
' ISO/IEC 61508, 61511-1/2/3
' EN 12952-10
' EN 12953-8
' EN 378 In termini di norme armonizzate abbiamo standard come la EN 764-7,
la EN 12952-10, la EN 12953-8, la EN 378 che forniscono i requisiti
necessari per la conformità dei sistemi di protezione.
All''interno del documento del CABF si fa riferimento alla classificazione
SIL, dei singoli componenti e della catena di sicurezza, secondo gli stan-
dard ISO/IEC 61508 e 61511-1/2/3 e della loro adeguatezza rispetto
alle considerazioni fatte per l''insieme in fase di progetto.
Un''opportuna valutazione in fase di progetto, sia dell''insieme, sia della
catena di sicurezza che Bureau Veritas Italia svolge con personale de-
dicato e altamente qualificato porta alla preparazione e all''esecuzione
dell''ispezione in fase di verifica finale, andando a considerare aspetti
quali: -verifica dei certificati di prova delle valvole di sicurezza,
-identificazione dei componenti della catena come descritto in fase di progetto e loro posizionamento -simulation test o test in situ della catena di sicurezza installata
-verifica delle marcature presenti Fondamentale sarà operare in campo sulla base di una procedura re-
datta dal fabbricante della catena di sicurezza o dell''insieme approvata
precedentemente e andare, inoltre, a valutare documenti come il manua-
le uso e manutenzione, strumento fondamentale per avere una chiara
delimitazione delle responsabilità, anche in considerazione dell''analisi
dei rischi redatta precedentemente. Dal punto di vista normativo è chiaro
che la Direttiva non possa obbligare i fabbricanti all''utilizzo delle sole
norme sopra elencate ma in quanto standard internazionalmente rico-
nosciuti queste risultano utili e importanti per poter soddisfare i requisiti
essenziali di sicurezza. Mirko Corsini - Bureau Veritas Italia FIGURA 1 - Schema funzionale di dispositivo SRMCR


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