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Attrezzature a pressione - L’evoluzione della norma tecnica

Gli operatori del settore delle attrezzature a pressione hanno sempre avuto il problema di doversi confrontare e orientare tra diversi documenti che costituiscono le “fonti” della regolamentazione tecnica per la progettazione, la produzione e l’esercizio delle attrezzature a pressione, mondo molto variegato fin dalle sue origini, che tocca trasversalmente diversi settori, anche lontani tra loro: Oil & Gas, chimico, petrolchimico, elettrico, gomma e plastica, manifatturiero, farmaceutico, alimentare; dalle raffinerie e dai grandi impianti di produzione di energia alle piccole realtà quali laboratori e impianti di stoccaggio, coinvolgendo una moltitudine di soggetti: fabbricanti, progettisti, installatori, aziende utilizzatrici, manutentori, organismi di certificazione e controllo.

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Energia e Dintorni - Novembre/Dicembre 2017

Pubblicato
da Dario Tortora
Energia e DintorniSegui aziendaSegui




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Estratto del testo
Giuseppe Pinna ' pinna@cti2000.it Gli operatori del settore delle attrezzature a pressione
hanno sempre avuto il problema di doversi confrontare
e orientare tra diversi documenti che costituiscono le
'fonti' della regolamentazione tecnica per la progetta-
zione, la produzione e l'esercizio delle attrezzature a
pressione, mondo molto variegato fin dalle sue origini,
che tocca trasversalmente diversi settori, anche lontani
tra loro: Oil & Gas, chimico, petrolchimico, elettrico,
gomma e plastica, manifatturiero, farmaceutico, ali-
mentare; dalle raffinerie e dai grandi impianti di pro-
duzione di energia alle piccole realt quali laboratori
e impianti di stoccaggio, coinvolgendo una moltitudine
di soggetti: fabbricanti, progettisti, installatori, aziende
utilizzatrici, manutentori, organismi di certificazione e
controllo. Trattandosi di un campo con rilevanti rischi
sul a sicurezza, esso stato disciplinato inizialmente
con atti legislativi che fornivano le indicazioni tecniche
specifiche per la realizzazione e l'utilizzo delle appa-
recchiature. A partire dal 1926 alle norme di legge
si sono affiancate le disposizioni emanate dall'ANCC
(Associazione Nazionale per il Controllo della Com-
bustione, istituita con Regio Decreto Legge 9 luglio
1926 n. 1331, diventata ISPESL nel 1972 e confluita
nell'INAIL nel 2010). Tali disposizioni, nella forma di
specificazioni tecniche, assumevano forza di legge in
quanto richiamate in decreti e leggi dello Stato. La situazione cambiata, almeno per quanto concer-
ne la progettazione e la produzione, con l'avvento,
nel 2000, del a direttiva 97/23/CE, PED - Pressure
Equipment Directive (recepita in Italia con il D.Lgs.
93/2000), che ha introdotto e applicato al e attrez-
zature a pressione la filosofia del cosiddetto 'Nuovo
Approccio' per la libera circolazione del e merci nel
mercato unico europeo. La direttiva PED, diversamente da quanto accadeva in epoca precedente l'avvento
del nuovo approccio, va a definire esclusivamente i
Requisiti Essenziali di Sicurezza per la fabbricazione
e l'immissione sul mercato di attrezzature e insiemi in
pressione, demandando al complesso delle norme tec-
niche 'armonizzate' il compito di definire i requisiti di
dettaglio per ciascun tipo di prodotto. Questo approc-
cio ha portato al a costituzione di un consistente corpo
di norme tecniche, emanate dal CEN e approvate dal-
la Commissione Europea, che fornisce ai fabbricanti di
attrezzature a pressione una solida base tecnica cui ri-
ferirsi per la progettazione e la costruzione. Tra queste
assumono particolare rilevanza le serie di norme EN
764 'Attrezzature a pressione', EN 13445 'Recipienti
a pressione non esposti a fiamma', EN 12952 'Calda-
ie a tubi d'acqua e instal azioni ausiliarie', EN 12953
'Caldaie a tubi da fumo'. Il 19 Luglio 2016 entrata in vigore la nuova direttiva
PED 2014/68/UE, recepita in Italia con il Decreto Legi-
slativo 15 Febbraio 2016, n. 26. Con questa rifusione,
la direttiva PED, al pari di numerose altre direttive,
stata adeguata al e prescrizioni del New Legal Fra-
mework, costituito dal Regolamento 765/2008 in
materia di accreditamento degli organismi notificati
e vigilanza del mercato e dal a Decisione 768/2008
relativa al quadro comune per la commercializzazione
dei prodotti nel mercato europeo. La nuova PED, pur
non modificando il campo di applicazione e la defi-
nizione dei requisiti essenziali di sicurezza, apporta
tuttavia alcuni cambiamenti: - stata definita una nuova classificazione dei fluidi, per adeguarla a quanto previsto dal regolamento Attrezzature a pressione
L'evoluzione della norma tecnica Dossier CTI 8 LA DIRETTIVA PED DEL 1997, REVISIONATA NEL 2014, HA
DETERMINATO LO SVILUPPO DI UN NUTRITO CORPUS DI
NORME ARMONIZZATE DEDICATE ALLA PROGETTAZIONE
E ALLA COSTRUZIONE DELLE ATTREZZATURE A PRESSIONE Novembre-Dicembre 2017 9 IL CTI INFORMA Dossier CTI CLP (Regolamento CE n. 1272/2008) relativo al a
classificazione, etichettatura e imballaggio del e so-
stanze e delle miscele; - stata definita una nuova categorizzazione degli operatori economici, ora distinti in Fabbricanti, Im-
portatori, Distributori, e Rappresentanti Autorizzati; - stata introdotta la modifica del a denominazione di alcuni moduli di valutazione del a conformit, che
sono ora uniformati al New Legal Framework; - riportata una pi esplicita definizione dei requisiti ai fini del 'analisi dei rischi e dei pericoli; - si resa necessaria la rivisitazione e il rial ineamento del e linee guida PED, che, al o scopo di evitare
confusioni, o sovrapposizioni, avranno una diversa
nomenclatura, basata su lettere; - in conseguenza del 'entrata in vigore del a nuova direttiva si rende necessaria una nuova notifica degli
Organismi di valutazione del a conformit; - previsto un nuovo model o per la dichiarazione di conformit. L'avvento del a PED e del e norme armonizzate non ha
per causato il superamento definitivo dei vari codici
nazionali preesistenti, che anzi continuano ad avere
una certa diffusione, anche in Italia, dove le vecchie
'Raccolte ISPESL' sono tuttora in uso. Nel 2003, il CTI,
con la partecipazione del 'Ispesl, dei rappresentanti
di costruttori, utilizzatori, organismi notificati e ispetto-
rati degli utilizzatori operanti in Italia, ha elaborato e
pubblicato il documento R-02 'Raccomandazioni del
Comitato Termotecnico Italiano per l'uso del e Raccol-
te ISPESL Rev. 95, nel 'ambito del a Direttiva 97/23/
CE'. Le raccomandazioni R-02 sono state revisionate
nel 2005. attualmente in corso di approvazione da
parte di UNI una richiesta, inoltrata dal 'INAIL, per
l'avvio di una prassi di riferimento UNI (la Prassi di
Riferimento ' PdR non una norma tecnica, ma un
documento pubblicato da UNI, in conformit al Rego-
lamento UE n.1025/2012, avente lo scopo di racco-
gliere prescrizioni relative a prassi condivise al 'interno
di soggetti firmatari di un accordo di col aborazione
con UNI) contenente linee guida per l'applicazione
del e raccolte Ispesl VSR, VSG, M, S nel 'ambito del a
direttiva 2014/68/UE. La prassi di riferimento UNI intende riprendere i contenuti del documento R-02
aggiornandoli al a luce dei RES (Requisiti Essenziali di
Sicurezza) definiti dal a nuova direttiva PED 2014/68/
UE e ai cambiamenti normativi intervenuti (aggiorna-
menti del e norme UNI EN 13445, UNI EN 12952,
UNI EN 12953). Una volta immesso il prodotto sul mercato ha inizio la
fase del 'esercizio, la cui regolamentazione continua
ad essere demandata al a legislazione nazionale.
Questa nel corso degli anni si prodotta in varie
disposizioni e, tra abrogazioni parziali e totali e, in
certi casi, ripristini di validit, si presenta in un quadro
di non sempre facile interpretazione. Dopo l'entrata in
vigore del a PED, gli operatori si sono dovuti confronta-
re soprattutto con due disposizioni di legge: il Decreto
del Ministero del e Attivit produttive n. 329 del 2004,
che regola la messa in servizio e l'utilizzazione del e
attrezzature a pressione e degli insiemi, e il D.Lgs. 81
del 2008 (Testo Unico in materia di salute e sicurezza
nei luoghi di lavoro), integrato dal Decreto 11 aprile
2011 del Ministero del Lavoro e del e Politiche Sociali,
che disciplina le modalit di effettuazione del e veri-
fiche periodiche e i criteri di abilitazione dei soggetti
che le eseguono.
Paral elamente il mondo del a normazione tecnica na-
zionale si mosso per adeguarsi al nuovo quadro le-
gislativo, spesso riprendendo e aggiornando contenuti
tecnici che in precedenza erano definiti in disposizioni
di legge o in altri documenti tecnici riconosciuti (es. cir-
colari ANCC/Ispesl). In particolare il CTI, nel 'ambito
di un incarico conferito al 'UNI dal Ministero del e atti-
vit produttive al fine di supportare le disposizioni del
citato D.M. n. 329/2004, con il contributo del 'ISPESL,
del Forum degli Organismi Notificati, del Coordina-
mento Tecnico Interregionale e di tutte le associazioni IL CTI, CON IL CONTRIBUTO DELL'ISPESL, DEL
COORDINAMENTO DELLE REGIONI E DELLE
ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA, NEL 2006 AVVIANO
L'ELABORAZIONE DI UNA SERIE DI SPECIFICHE TECNICHE
E NORME FINALIZZATE A SUPPORTARE I REQUISITI DEL DM
329/2004: NASCE COS IL PACCHETTO NORMATIVO
DELLE UNI 11325 SULLA MESSA IN SERVIZIO ED
UTILIZZAZIONE DEGLI INSIEMI A PRESSIONE di categoria interessate ha avviato nel 2006 l'elabo-
razione di una serie di specifiche tecniche e norme
finalizzate a supportare i requisiti del DM 329/2004
in materia di esercizio del e attrezzature a pressione. Questo lavoro si concretizzato nella serie UNI
11325 'Attrezzature a pressione ' Messa in servizio
ed utilizzazione degli insiemi a pressione', del a qua-
le tra il 2009 e il 2015 sono state pubblicate 9 parti. Dossier CTI 10 Novembre-Dicembre 2017 Serie UNI/TS 11325 - Attrezzature a pressione - Messa in servizio ed
utilizzazione delle attrezzature e degli insiemi a pressione Stato di avanzamento UNI/TS 11325:1: Valutazione dello stato di conservazione ed efficienza delle
tubazioni in esercizio ai fini della riqualificazione periodica d'integrit Pubblicata ' 2009
*Programmata revisione UNI/TS 11325:2: Procedura di valutazione dell'idoneit all'ulteriore esercizio
delle attrezzature e degli insiemi a pressione soggetti a scorrimento viscoso Pubblicata ' 2013
*Programmata revisione UNI/TS 11325:3: Sorveglianza dei generatori di vapore e/o acqua
surriscaldata Pubblicata ' 2010
*Revisione in pubblicazione UNI/TS 11325:4: Metodi operativi per la valutazione di integrit di
attrezzature a pressione operanti in regime di scorrimento viscoso applicabili
nell'ambito della procedura di valutazione di cui alla UNI/TS 11325-2 Pubblicata ' 2013
*Programmata revisione UNI/TS 11325:5: Interventi temporanei sulle attrezzature a pressione Pubblicata ' 2012 UNI/TS 11325:6: Messa in servizio delle attrezzature e degli insiemi a
pressione Pubblicata ' 2014 UNI/TS 11325:8: Pianificazione delle manutenzioni su attrezzature a
pressione attraverso metodologie basate sulla valutazione del rischio (RBI) Pubblicata ' 2013 UNI/TS 11325:9: Idoneit al servizio (Fitness for Service) Pubblicata ' 2013 UNI/TS 11325:10: Parte 10: Sorveglianza dei generatori di vapore e/o
acqua surriscaldata esclusi dal campo di applicazione della UNI/TS 11325-3 Progetto in lavorazione UNI/TS 11325:11: Procedura di valutazione dell'idoneit al servizio di
attrezzature a pressione soggette a fatica Pubblicata ' 2015 UNI 11325:12: Verifiche periodiche delle attrezzature e degli insiemi a
pressione In pubblicazione Altre norme collegate Stato di avanzamento UNI 11096: Prove non distruttive. Controlli sullo stato di integrit strutturale di
attrezzature a pressione soggette a scorrimento viscoso a caldo. Pianificazione
ed esecuzione dei controlli, valutazione dei risultati e documentazione.
*Collegata alle UNI/TS 11325 2 e 4 Pubblicata ' 2012 UNI/TR 11507: Manutenzione dei dispositivi per la limitazione diretta della
pressione (valvole di sicurezza) Pubblicata ' 2013 UNI 11513: Verifica in esercizio della taratura delle valvole di sicurezza
mediante martinetti Pubblicata ' 2013
*In revisione UNI/TR 11667: Attrezzature a pressione - Verifiche d'integrit di attrezzature/
insiemi a pressione - Prove a pressione Pubblicata ' 2017 UNI ISO 13574: Traduzione ISO 13574:2015 Industrial furnaces and
associated processing equipment -- Vocabulary Pubblicata ' 2016 11 IL CTI INFORMA Dossier CTI Per alcune di queste gi arrivato il momento del a
revisione. Altre norme nazionali si sono affiancate,
elaborate dal e competenti commissioni tecniche di
CTI e UNI.
A fronte di questo nuovo quadro, sia le norme armo-
nizzate al a PED che i regolamenti e le specifiche
tecniche finalizzate al 'esercizio del e attrezzature e
degli impianti a pressione necessitano di una verifica
ed eventualmente di un adeguamento. A livel o legi-
slativo atteso un nuovo Decreto Ministeriale che va-
da ad aggiornare i contenuti del DM 329/2004. Per
quanto concerne le norme nazionali sono in corso nu-
merosi lavori che potranno contribuire a definire un ri-
ferimento tecnico di supporto per gli operatori. Nel e
tabel e sotto presentato il quadro aggiornato del e
norme in vigore e dei progetti in corso di lavorazione
nei gruppi di lavoro del Sottocomitato 3 del CTI. UN MODELLO PER LA GESTIONE DEL CICLO DI VITA
Corrado Delle Site
' Coordinatore del a CT 222
'Integrit strutturale degli impianti a pressione' La presentazione dei requisiti per la progettazione,
la costruzione e l'esercizio del e attrezzature a pres-
sione, siano essi definiti in documenti legislativi o
in norme tecniche, avviene tipicamente sul a base
dell'ordine cronologico di pubblicazione (in parti-
colare per leggi e decreti) o del codice numerico/ alfabetico (per le norme tecniche). Con il presente
contributo si intende fornire un modello semplificato
di ciclo di vita del e attrezzature a pressione, con
lo scopo di presentare le norme secondo il criterio
del e fasi del a vita del 'attrezzatura. Questo consente
anche di identificare eventuali momenti del a gestione
di un'attrezzatura che non risultano coperti da alcuna
norma e che come tali potrebbero essere meritevoli
di un futuro approfondimento da parte degli enti di
normazione preposti.
La gestione del ciclo di vita di un'attrezzatura a pres-
sione si articola nel e seguenti fasi principali, mostra-
te schematicamente nel flow chart in figura 1. - Progettazione e costruzione - Messa in servizio - Esercizio - Sorveglianza GV - Verifiche periodiche e d'integrit - Valutazione vita consumata - Valutazione del degrado metal urgico - Fitness for service - Riparazioni - Dismissione Le specifiche tecniche del a serie UNI TS 11325 for-
niscono gli elementi per gestire l'intero ciclo di vita
dell'attrezzatura, dalla progettazione alla messa in
servizio, dal 'esercizio al decommissioning, includen-
do le eventuali riparazioni. Di seguito si esaminano
le singole fasi del ciclo di vita con particolare riferi- Nuovi progetti di norma in lavorazione Stato di avanzamento UNI xxxxx: Attrezzature e insiemi a pressione: progettazione e costruzione di
forni chimici, petrolchimici e di raffinazione Inchiesta pubblica UNI
(scadenza 16/01/2018) UNI xxxxx: Attrezzature a pressione - Valutazione dello stato di conservazione
delle attrezzature e degli insiemi a pressione a seguito del degrado da
esercizio dei materiali Inchiesta pubblica UNI
(scadenza 16/01/2018) UNI/TR xxxxx: Locali destinati al posizionamento di generatori di vapore e/o
acqua surriscaldata e delle attrezzature accessorie Progetto in lavorazione UNI EN ISO 764-1 Traduzione italiano UNI EN 764-1:2015 Attrezzature a
pressione - Parte 1: Vocabolario Progetto in lavorazione Prassi di Riferimento UNI: Linee guida per l'uso delle Raccolte ISPESL VSR,
VSG, M, S (che rivede la Raccomandazione CTI 2:2005) Proposta INAIL in corso di
approvazione da parte di
UNI Dossier CTI 12 mento agli aspetti tecnici ed ai riferimenti normativi
vigenti. Progettazione e costruzione
Obiettivo di questa prima fase del ciclo di vita la
realizzazione di un'attrezzatura conforme al a nor-
mativa vigente. A partire dal 29 maggio 2002 en-
trata obbligatoriamente in vigore la Direttiva 97/23/
CE (PED) recepita in Italia con il D.Lgs. 25 febbraio
2000, n 93. Con D. Lgs. 15 febbraio 2016, n. 26
sono state apportate alcune modifiche al decreto di
recepimento, attuando come previsto la direttiva euro-
pea 2014/68/UE (rifusione).
La Direttiva PED una direttiva di prodotto che rientra
nel cosiddetto 'nuovo approccio', la cui filosofia por-
tante basata su dei principi generali inderogabili
che, soddisfatti integralmente, dovrebbero garantire
al 'attrezzatura a pressione il raggiungimento di un
livel o di sicurezza minimo corrispondente ad un 'ri-
schio accettabile'.
La Direttiva detta i requisiti minimi e indispensabili al
fine di garantire la libera circolazione degli appa-
recchi a pressione: i requisiti essenziali di sicurezza
(RES). Al fine di garantire la conformit con i requisiti
essenziali, sono emanate, a livel o europeo, le 'nor-
me armonizzate'. Esse hanno il grande vantaggio di
dare la presunzione di conformit ai RES. Tuttavia un
fabbricante, qualora lo ritenga opportuno, pu far
riferimento a qualsiasi altra norma, purch questa
permetta di soddisfare i requisiti essenziali di sicurez-
za applicabili al caso in esame. Le norme armoniz-
zate, nel campo del e attrezzature a pressione, sono
redatte dal CEN (Comitato Europeo di Normazione)
e tra queste le pi importanti sono la EN 13445
(apparecchi a pressione non sottoposti a fiamma),
la EN 12952 (generatori di vapore a tubi d'acqua),
la EN 12953 (generatori di vapore a tubi da fumo),
EN 13480 (tubazioni). In Italia si guarda ancora con
grande attenzione al e Raccolte ISPESL (Raccolta VSR,
VSG, M, S) come codice di costruzione per attrezza-
ture e insiemi. A tale riguardo INAIL ha recentemente
richiesto ad UNI di porre al o studio una prassi di ri-
ferimento sul 'uso del e raccolte ISPESL in ambito PED,
in sostituzione del a Raccomandazione CTI R-2:2005, ormai superata.
Per quanto riguarda la progettazione e costruzione di
forni chimici, petrolchimici e di raffinazione in pro-
cinto di emanazione una norma nazionale che forni-
sce indicazioni e linee guida per la progettazione e
la costruzione di tali attrezzature al fine di ridurre al
minimo i rischi derivanti dal a pressione e dal a tem-
peratura, come prescritto dal a direttiva PED. Include
inoltre raccomandazioni per la supervisione e sorve-
glianza durante l'esercizio.
Come sottolineato da pi parti, i problemi pi rile-
vanti riscontrati dagli addetti ai lavori in questi anni
di applicazione del a Direttiva sono principalmente
correlati al e molteplicit interpretative a cui la Di-
rettiva stessa si presta. Un ruolo molto importante in
tal senso svolto, a livel o italiano, dal Forum degli
Organismi Notificati e, a livel o europeo, dal WGP
del CEN, entrambi deputati a formulare pareri e linee
guida procedurali riguardanti la Direttiva PED. Messa in servizio
La messa in servizio rappresenta lo step successivo
al a progettazione e costruzione ed demandata
al 'utilizzatore che instal a l'attrezzatura, dopo che la
stessa stata immessa sul mercato.
Il legislatore ha previsto una verifica da parte di un
Ente Preposto (al momento dal 'INAIL), le cui modalit
operative sono disciplinate a livel o nazionale dal
D.M. 329/2004 negli artt. 4, 7 e 9. Il decreto sopra
indicato esclude da tale verifica obbligatoria gli insie-
mi rientranti nel 'art. 5 del o stesso decreto.
A livel o normativo la UNI/TS 11325-6 definisce le
procedure operative a supporto di tale verifica. Esercizio
Durante il normale esercizio di un'attrezzatura l'uti-
lizzatore deve provvedere ad effettuare operazioni
di manutenzione e control i (D.Lgs 81/2008, art 71,
comma 8) finalizzati al buon funzionamento del 'at-
trezzatura.
Nei casi disciplinati dal e tabel e A e B del D.M.
329/2004 (nel caso di attrezzature in ambienti di
vita) e dal 'al egato VII al D.M. 11 aprile 2011 (nel
caso di attrezzature in ambienti di lavoro), l'utilizzato- Novembre-Dicembre 2017 13 IL CTI INFORMA Dossier CTI FIGURA 1 - Diagramma del ciclo di vita di un'attrezzatura a pressione Dossier CTI 14 re o il datore di lavoro devono richiedere ai soggetti
preposti l'effettuazione del e verifiche periodiche fi-
nalizzate a testimoniare l'idoneit del 'attrezzatura
a proseguire il normale esercizio. Le verifiche si di-
vidono in verifiche di funzionamento e verifiche d'in-
tegrit: le prime rivolte principalmente al 'esame del
processo e dei dispositivi di sicurezza, le seconde a
confermare lo stato di conservazione nel tempo del e
membrature costituenti l'attrezzatura stessa.
Le periodicit di verifica possono essere modificate
rispetto a quel e fissate per legge applicando l'istitu-
to del a deroga di cui al 'art. 10 comma 5 del DM
329/2004. A tale scopo occorre dimostrare che il
nuovo interval o ispettivo non provochi un aumento
del livel o di rischio, applicando le metodologie di
tipo Risk-Based Inspection (RBI).
Il Risk Based Inspection (RBI) differisce dal e tecniche
ispettive cosiddette deterministiche, che prevedo-
no controlli su base periodica regolare e definiti
con tempi stabiliti e date prefissate eguali per tutti
i settori. Tali tecniche, pur tenendo conto di tipiche
caratteristiche progettuali dell'apparecchio e condi-
zioni di esercizio, sono tuttavia basate su esperienze
generalizzate e non specifiche dei singoli impianti,
trascurando l'efficacia dei diversi sistemi di gestione.
Le frequenze dei control i potrebbero risultare non ot-
timali e quindi inferiori o superiori al e reali necessit
del a specifica attrezzatura. In tale contesto, la spe-
cifica tecnica UNI/TS 11325-8 'Pianificazione del e
manutenzioni su attrezzature a pressione attraverso
metodologie basate sul a valutazione del rischio' ha
lo scopo di orientare gli utilizzatori nel a definizione
dei programmi di ispezione e manutenzione del e
attrezzature a pressione del proprio impianto sul a
base del a valutazione del rischio legato al 'effettivo
stato di conservazione ed efficienza del e attrezzatu-
re stesse. Verifiche d'integrit strutturale
Come gi evidenziato, la verifica d'integrit del e
attrezzature a pressione finalizzata a verificare lo
stato di conservazione del e membrature ed pre-
vista dal 'art. 12 del DM 329/2004. Essa prevede
come requisito minimo, l'esecuzione di esami visivi e control i spessimetrici. Tuttavia, non esclusa la possi-
bilit di dover eseguire altri control i 'che si rendano
necessari' a fronte di situazioni di danneggiamento
evidenziate dal calcolo o dai control i di base.
La UNI/TS 11325 parte 1 definisce i criteri per la
corretta verifica d'integrit di tubazioni tramite con-
trol i di 'screening' e di 'dettaglio'. Analogamente a
quanto fatto per le tubazioni, si prevede di porre al o
studio in ambito CTI norme specifiche per la verifica
d'integrit di recipienti e di generatori di vapore. Valutazione della vita consumata
Alcuni meccanismi di danno quali il creep o la fatica,
determinano una diminuzione nel tempo del e caratte-
ristiche meccaniche del 'attrezzatura, quantizzabile in
termini di 'frazione di vita consumata'. La vita teorica
utile determinabile riferendosi a curve di riferimento
specifiche per il materiale del a membratura interes-
sata dal fenomeno.
La normativa nazionale sul o scorrimento viscoso si
arricchita di una serie di norme che coprono tutti gli
aspetti del a valutazione di vita consumata a creep.
In particolare l'aspetto tecnico-procedurale coperto
dal a UNI/TS 11325-2, l'aspetto tecnico-scientifico
definito dal a UNI/TS 11325-4, l'aspetto metal ogra-
fico dal a UNI 11374 e dal a UNI 11373, l'aspetto
'Prove non Distruttive' dal a UNI 11096.
Il parametro di soglia per valutare se un apparecchio
in scorrimento viscoso la temperatura convenzio-
nale di inizio creep che, per un determinato materia-
le, indipendente dal a sol ecitazione di esercizio.
Tuttavia, la sol ecitazione influisce sul a significativit
del fenomeno creep per mezzo del a frazione di vita
consumata ed pertanto un parametro fondamenta-
le nel a determinazione degli interval i di ricontrol o.
Il danneggiamento per fatica affrontato nel a UNI/
TS 11325-10, riferendosi in linea generale al e norma-
tive europee di settore (esempio UNI EN 12952 per i
generatori di vapore) ed ai rispettivi metodi proposti.
In entrambi i casi, sia per il creep che per la fatica,
l'utilizzatore, una volta effettuata l'analisi, proporr
l'intervallo di ricontrollo sulla base del e risultanze
di calcoli e control i in campo. Ovviamente le tem-
pistiche del e suddette valutazioni di vita consumata Novembre-Dicembre 2017 15 IL CTI INFORMA Dossier CTI differiscono, in linea generale, da quel e relative al e
verifiche d'integrit previste per legge essendo modu-
late sul 'effettivo stato di danno rilevato, piuttosto che
su interval i di ispezione ad interval i prefissati. Valutazione del degrado metallurgico
Oltre ai fenomeni di creep e fatica, trattati separata-
mente nel e specifiche tecniche sopra indicate, esisto-
no altri meccanismi a cinetica lenta che agiscono nel
tempo degradando le caratteristiche meccaniche di
attrezzature a pressione ed i cui effetti non risultano
rilevabili al 'esame visivo.
Tra questi ricordiamo i meccanismi di addolcimento,
di infragilimento caustico e da invecchiamento, at-
tacco da idrogeno, sensibilizzazione, carburazione/
decarburazione, grafitizzazione, segregazione, ecc.
Elementi per la valutazione del o stato di conservazio-
ne di attrezzature e impianti sono indicati in un nuovo
progetto di norma UNI (attualmente in fase di inchie-
sta pubblica UNI), che fornisce tabelle riepilogative
per ciascun meccanismo e propone le prove non
distruttive pi idonee con la descrizione qualitativa
del fenomeno di danno e l'indicazione del e possibili
metodologie di misura. Sorveglianza Generatori di Vapore
I generatori di vapore devono essere sottoposti a sor-
veglianza ai fini del a sicurezza, in relazione ai rischi
specifici connessi con l'esercizio degli stessi. nota
infatti la pericolosit di queste attrezzature a pressio-
ne, specialmente legate al a loro corretta gestione, e
ci evidente dal a lunga serie di incidenti verificatisi
dal a fine del '800 ad oggi.
Con il termine sorveglianza si intende il control o del
generatore, da parte di una persona addetta, per ac-
cettarsi che lo stesso, tutti i suoi dispositivi e l'acqua
di alimento siano nel e normali condizioni previste dal
manuale di uso e manutenzione. La sorveglianza pu
essere con assistenza continua o senza assistenza
continua. Le specifiche tecniche UNI/TS 11325-3 (edi-
zione 2010, di cui in pubblicazione la revisione) e
UNI/TS 11325-10 (progetto di norma attualmente in
corso di lavorazione, dedicato ai piccoli generatori,
non trattati dal a parte 3) forniscono procedure per la sorveglianza di generatori di vapore, nel rispetto
del e disposizioni legislative vigenti. Fitness for Service
La filosofia al a base del a specifica tecnica UNI/TS
11325-9 sul Fitness for Service quel a di fornire dei
principi base per eseguire la valutazione del 'idoneit
al servizio in presenza di difetti, facendo riferimento
a norme e codici gi esistenti, evidenziandone ca-
ratteristiche e limiti. E infatti la legislazione vigente
ammette che in presenza di difetti possa essere am-
messo un esercizio temporaneo del 'attrezzatura a
pressione, in condizioni di sicurezza, a seguito di
idonee valutazioni del tipo FFS.
La specifica tecnica sopra indicata il ustra la procedu-
ra da seguire per: - la caratterizzazione del difetti, - l'individuazione dei meccanismi di danneggiamen- to, - l'esecuzione dei calcoli, - la valutazione finale, - le competenze richieste al personale. Se un difetto ritenuto instabile e quindi non sicuro
per l'esercizio occorre invece procedere al a imme-
diata riparazione mediante idonee procedure sia
permanenti che temporanee. Riparazioni
Le riparazioni di attrezzature a pressione sono disci-
plinate dal 'art. 14 del D.M. 329/2004 che definisce
le relative procedure sia per attrezzature certificate
CE che per attrezzature preesistenti al 'emanazione
del a direttiva PED. In casi particolari, riferiti al settore
petrolifero, sono ammesse riparazioni temporanee
(Legge 4 aprile 2012, n. 35) effettuabili anche con
impianti in marcia, al o scopo di garantire la produ-
zione di impianti a ciclo continuo o di pubblica utilit
che forniscono servizi essenziali.
Tali interventi devono poter garantire la sicurezza
del 'attrezzatura e del 'impianto per un tempo deter-
minato fino al 'esecuzione del a fermata programma-
ta successiva, in corrispondenza del a quale poter
effettuare la riparazione vera e propria. Dossier CTI 16 Decommissioning
Il ciclo di vita si ritiene concluso quando l'attrezzatura
non pi in grado di garantire l'esercizio in sicurezza,
anche a seguito di riparazioni o declassamenti del e
condizioni di esercizio. In questa evenienza l'attrez-
zatura deve essere demolita, al fine di evitare un
riutilizzo del a stessa, mentre la targa dati deve essere
riconsegnata al 'ente preposto. Conclusioni
Il panorama normativo attualmente disponibile suf-
ficientemente approfondito per fornire un adeguato
supporto al tecnico e per gestire l'intero ciclo di vita di
un attrezzatura o di un impianto. Le specifiche tecniche
del a serie UNI/TS 11325, prodotte con il contributo
del CTI, costituiscono una valida guida per l'utilizzato-
re che deve orientarsi tra le norme disponibili: infatti,
tranne nel caso del creep, le specifiche tecniche non
contengono procedure originali ed innovative ma piut-
tosto forniscono elementi per poter individuare fra le
procedure esistenti nel panorama internazionale e na-
zionale quel a che maggiormente risponde al e neces-
sit operative e ai meccanismi di danno effettivamente
presenti. Per completare l'intero pacchetto normativo,
si prevede di affrontare in maniera specifica le proble-
matiche d'integrit di recipienti e generatori di vapore,
in aggiunta a quel e del e tubazioni gi trattate nel a
UNI TS 11325-1. inoltre in programma una prassi
di riferimento sul 'uso del e raccolte ISPESL (VSR, VSG,
M ed S) in ambito PED, che andrebbe a sostituire la
ormai superata Raccomandazione CTI R-02:2005 sul
medesimo argomento, al fine di fornire ai fabbricanti
nazionali, in continuit con il passato, una valida alter-
nativa al e norme armonizzate, aggiornata al o stato
del 'arte del settore. FORNI INDUSTRIALI
Riccardo Balistreri
' Coordinatore del a CT
221 'Progettazione e costruzione di attrezzature a
pressione e di forni industriali' La Commissione Tecnica 221 'Progettazione e co-
struzione di attrezzature a pressione e di forni indu- striali', e in particolare del Gruppo di Lavoro 03 (GL
3) 'Forni chimici, petrolchimici e per oli minerali e
altri forni industriali', lo scorso luglio ha concluso la
stesura del a revisione del a Raccomandazione CTI
R6/2006 'Raccomandazioni del CTI per la proget-
tazione, la costruzione e l'esercizio di forni chimici e
petrolchimici - Edizione aggiornata con errata corrige
Dic. 2007' e avviato l'iter per l'inchiesta pubblica
CTI-UNI. La norma tecnica ha come titolo: 'Attrezza-
ture e insiemi a pressione: progettazione e costruzio-
ne di forni chimici, petrolchimici e di raffinazione'.
Lo scopo del a norma quel o di fornire uno strumen-
to per la progettazione e la costruzione di forni a
focolare interno per l'industria chimica, petrolchimica
e di raffinazione, con una pressione interna ai ser-
pentini di scambio termico superiore a 0,5 bar, le cui
membrature siano costruite in acciaio, in leghe di Ni-
chel o con i materiali speciali. Il tutto nel rispetto dei
requisiti essenziali di sicurezza previsti dal a direttiva
2014/68 UE.
Poich al o stato attuale non esiste una norma EN, ar-
monizzata al a direttiva PED, che tratti questo genere
di prodotti, questa vacatio consente agli stati membri
lo sviluppo di normative nazionali; queste potranno
anche essere utilizzate come documento tecnico da
sviluppare qualora, in ambito CEN, si convergesse
verso la necessit di emanare una norma armonizza-
ta in materia. Nel a trattazione del a norma il GL 3, in specifici
passaggi, ha fatto riferimento al a norma UNI EN
ISO 13704 'Industrie del petrolio, petrolchimiche e
del gas naturale - Calcolo del o spessore dei tubi dei
riscaldatori nel e raffinerie di petrolio' e al a norma
UNI EN ISO 13705 'Industrie del petrolio, petrolchi-
miche e del gas naturale - Riscaldatori a fiamma per
servizi generali di raffineria'. Queste due norme ISO
di derivazione API, rappresentano lo stato del 'arte in
materia anche se negli ultimi anni le nuove revisioni Novembre-Dicembre 2017 IL 16 GENNAIO SCADE L'INCHIESTA PUBBLICA UNI
RELATIVA ALLA NORMA SULLA PROGETTAZIONE E
COSTRUZIONE DI FORNI A FOCOLARE INTERNO
PER L'INDUSTRIA CHIMICA, PETROLCHIMICA E DI
RAFFINAZIONE 17 IL CTI INFORMA Dossier CTI del codice API Standard 530 non sono state recepite
in alcun aggiornamento del a norma EN ISO 13704.
Nel a nuova norma tecnica il GL 3 ha sviluppato e
integrato il calcolo di stabilit derivato dal a UNI EN
ISO 13704 con lo scopo di renderlo pi aderente
alla filosofia della direttiva PED, segnalando, dove
necessario, la presenza di riferimenti nell'ultima ver-
sione del e API Standard 530 pi aggiornati rispetto
ai corrispettivi del a EN ISO 13704. Ha rivisitato e
aggiornato i capitoli riguardanti i materiali inserendo
nuovi materiali di marca, nonch le prove e i control i
in fabbricazione e le indicazioni sul a scelta dei di-
spositivi di protezione e regolazione.
Un altro importante adeguamento ha riguardato le
tabel e in appendice B relative al 'armonizzazione
con i RES del a direttiva 2014/68 UE che sono state
rivisitate e aggiornate.
Infine si sono inseriti due nuovi capitoli riguardanti
la marcatura CE e le indicazioni sui contenuti minimi
del manuale di istruzioni ai fini del a sorveglianza dei
forni.
In ambito ISO, il GL03 esamina i commenti ed espri-
me le posizioni nazionali sui documenti elaborati
dal 'ISO/TC 244, dedicato al a progettazione, fab- bricazione, materiali, componenti e ispezioni di forni
industriali, mentre in ambito CEN segue le attivit
del CEN/TC 186 nel campo del a sicurezza del e
attrezzature per i processi termici industriali, come
forni industriali o attrezzature per il riscaldamento
industriale.
Nel o specifico si segnala che il CEN/TC 186 im-
pegnato nel a revisione del e parti 1, 2, 3 e 11 del a
EN 746 sul e apparecchiature di processo termico
industriale, mentre l'ISO/TC 244 'Industrial furnaces
and associated processing equipment' ha in corso i
seguenti progetti di revisione: - ISO/DIS 13578 'Industrial furnaces and associated processing equipment - Safety requirements for
machinery and equipment for production of steel by
electric arc furnaces'; - ISO/DIS 13579-11 'Industrial furnaces and associa- ted processing equipment ' Method of measuring
energy balance and calculating energy efficiency
' Part 11: Evaluation of various kind of efficiency'. GLI EFFETTI DEL DEGRADO DEI MATERIALI SULLA SICUREZZA
Carlo Fossati
' Coordinatore della
CT 222/GL 05 'Fatica' Nel mese di gennaio 2018, il giorno 16, terminer il
periodo di inchiesta pubblica UNI per il progetto di
norma E0203E800 'Attrezzature a pressione - Valuta-
zione del o stato di conservazione del e attrezzature
e degli insiemi a pressione a seguito del degrado
strutturale e metal urgico da esercizio dei materiali'.
Il CTI sul a base del 'incarico ricevuto per lo sviluppo
di Specifiche Tecniche in materia di valutazione del
degrado nelle attrezzature in pressione, a supporto
del D.M. 329 del 2004 e nel 'ambito del e problema-
tiche relative al a sicurezza degli impianti industriali
regolata dal Decreto legislativo numero 81 del 9 apri-
le 2008 e successive modificazioni ed integrazioni,
ha sino ad oggi elaborato tre specifiche tecniche: - UNI/TS 11325-2:2013 'Attrezzature a pressione - Messa in servizio ed utilizzazione del e attrezzature
e degli insiemi a pressione - Parte 2: Procedura di FIGURA 2 - Disegno schematico di un forno Dossier CTI 18 Novembre-Dicembre 2017 valutazione del 'idoneit al 'ulteriore esercizio del e
attrezzature e degli insiemi a pressione soggetti a
scorrimento viscoso' - UNI/TS 11325-4:2013 'Attrezzature a pressione - Messa in servizio ed utilizzazione del e attrezzature
e degli insiemi a pressione - Parte 4: Metodi opera-
tivi per la valutazione di integrit di attrezzature a
pressione operanti in regime di scorrimento viscoso
applicabili nel 'ambito del a procedura di valutazio-
ne di cui al a UNI/TS 11325-2' - UNI/TS 11325-11:2015 'Attrezzature a pressione - Messa in servizio ed utilizzazione del e attrezzature
e degli insiemi a pressione - Parte 11: Procedura di
valutazione del 'idoneit al servizio di attrezzature
e insiemi a pressione soggetti a fatica'. La Specifica Tecnica costituita dal progetto di nor-
ma UNI E0203E800 quindi la quarta procedura
nel 'ambito del a valutazione del degrado nel e at-
trezzature in pressione. Gi nel settembre 2016, trattando il problema del
degrado dei materiali, avevamo citato questa speci-
fica tecnica al ora in avanzata fase di elaborazione
descrivendone scopi ed impostazione.
In considerazione dell'importanza dell'argomento
nel 'ambito del a sicurezza in generale e del a sicu-
rezza degli impianti industriali in particolare ed in
considerazione del fatto che presumibilmente nel cor-
so del 2018 la Specifica diverr operativa riteniamo
utile riaffrontare l'argomento del degrado dei compo-
nenti di impianti industriali.
Prima per di tornare sui concetti fisici legati al de-
grado nei materiali, riteniamo utile, proprio in vista
del a prossima entrata in vigore del a citata Specifica
Tecnica riassumerne i contenuti.
Citando quanto riportato al Paragrafo 1: Scopo e
campo di applicazione, la norma volta a '' defi-
nire le modalit per valutare lo stato di conservazio- ne del e attrezzature e degli insiemi a pressione in
esercizio relativamente al degrado metal urgico del
materiale '' e tratta '' i meccanismi di danno a
evoluzione normalmente lenta i cui effetti non risul-
tano rilevabili al 'esame visivo ''. '' Sono inoltre
esclusi i meccanismi di danno dovuti a fatica e scorri-
mento viscoso, gi trattati dal e altre parti del a UNI/
TS 11325 (parti 2, 4 e 11) ''.
Gi dal campo di applicazione appare chiaro co-
me questa norma sia fortemente innovativa rispetto
al a tradizione italiana, in quanto affronta l'aspetto
generale del progressivo degrado dei materiali in
precedenza non chiaramente evidenziato dal e nor-
mative nazionali. Ci non significa che tale fenomeno
potesse essere 'ufficialmente' trascurato ma il tutto
era lasciato al senso di responsabilit del 'utilizzatore
ed al e competenze del tecnico incaricato del a valu-
tazione del o stato degli impianti.
L'argomento che la specifica tecnica affronta molto
vasto ed oggi lo stato del e conoscenze si basa su
esperienze derivanti da molteplici campi quali ad
esempio: esperienze nel 'esercizio, nel control o degli
impianti industriali, conoscenze nel 'ambito scienza
dei materiali (quali corrosione, processi di diffusione,
processi degenerativi di materiali fuori equilibrio ter-
modinamico, ecc.).
L'approccio proposto segue essenzialmente lo sche-
ma del e altre parti del a serie UNI/TS 11325 sopra
citate e ricalca quel o universalmente accettato per la
valutazione del a vita residua di un'attrezzatura:
a) Analisi preliminare per prendere conoscenza
del 'attrezzatura sia dal punto di vista progettuale,
sia dal punto di vista del 'esercizio passato. Esame
accurato di: - disegni di progetto - condizioni di progetto (pressione, temperatura, etc.); - condizioni nominali dei fluidi di processo; - eventuali calcoli di progetto; - dati relativi al e modifiche apportate; - storia del e condizioni di esercizio (pressione, tem- peratura, tempo di esercizio, fluidi di processo,
condizioni ambientali); - documentazione relativa ad ogni rilevante variazio- ne del e condizioni di esercizio passate e/o previste IL 16 GENNAIO SCADE L'INCHIESTA PUBBLICA UNI
RELATIVA ALLA NORMA SULLA VALUTAZIONE DELLO STATO
DI CONSERVAZIONE DELLE ATTREZZATURE E DEGLI INSIEMI
A PRESSIONE A SEGUITO DEL DEGRADO STRUTTURALE E
METALLURGICO DA ESERCIZIO DEI MATERIALI 19 IL CTI INFORMA Dossier CTI in futuro per l'attrezzatura; - eventuali piani di control o e relativi registri di con- trol o manutentivi; - esito di precedenti control i e ispezioni; - riepilogo di eventuali azioni correttive, quali ripara- zioni, modifiche e sostituzioni. b) Individuazione e caratterizzazione dei potenziali meccanismi di danneggiamento sul a base di quanto
emerso dal a storia di esercizio: - analisi dei processi passati, attuali e di quel i pro- grammati; - individuazione dei meccanismi di danneggiamento potenzialmente attivi; - individuazione, per ogni meccanismo attivo, dei parametri critici. Meccanismo ADDOLCIMENTO (SOFTENING) Materiali interessati Fenomeno tipico degli acciai al carbonio non bonificati e degli acciai Cr-Mo Fattori critici Temperatura (maggiore di 450 C) Effetto sul materiale Di norma progressiva riduzione della densit di dislocazioni- Ingrossamento
dei precipitati nel grano con conseguente riduzione in numero e aumento delle
reciproche distanze Conseguenze Diminuzione delle propriet tensili (in particolare del carico di snervamento) Localizzazione
preferenziale Salvo casi particolari il fenomeno interessa l'intero spessore di parete Implicazioni su
recipienti a pressione Pu ridurre il carico di snervamento al di sotto del valore tabellare su cui era basato
il carico ammissibile al momento del progetto iniziale con conseguenti implicazioni
sulla stabilit in esercizio Possibili metodi di
valutazione Qualsiasi metodo consenta di valutare il carico di snervamento Azione Vantaggi Svantaggi Invasivi Prelievo di materiale (ove
possibile) per esecuzione
prova di tenacit/
resilienza Dati affidabili
Le prove possono essere
eseguite a qualsiasi
temperatura Implica una riparazione
o una sostituzione della
parte asportata e spesso
una verifica di stabilit
dopo asportazione del
materiale Parzialmente invasivi Prelievo minicampione su
sovrametallo
Prove small-punch L'asportazione di materiale
minima e non richiede
successiva riparazione
La prova pu essere
eseguita a qualsiasi
temperatura La tecnica consolidata e
applicata da anni ma non
ancora normata
Possono essere necessarie
curve di riferimento Non invasivi Prova di durezza Di facile esecuzione La durezza non legata al
carico di snervamento
Pu essere eseguita solo a
temperatura ambiente
La misura solo
superficiale TABELLA 1 - Tabella relativa al meccanismo di Addolcimento Dossier CTI 20 Novembre-Dicembre 2017 c) Pianificazione ed esecuzione dei controlli che
devono essere mirati e finalizzati ad evidenziare il
danno accumulato: - componenti interessati e la localizzazione; - tipi di control i da eseguire; - estensione iniziale del control o; - pianificazione temporale. d) Valutazione del danno e implicazioni sul 'esercibi-
lit del componente che, ove necessario, include sia
tipologia e tempistica dei control i futuri, sia eventuali
prescrizioni sui futuri parametri di esercizio. L'aspetto peculiare e, se vogliamo, innovativo di que-
sta specifica confermato anche dal fatto che essa
comprende due appendici di cui una, la prima, di
tipo normativo e quindi cogente sotto tutti i punti di
vista.
Questa appendice (Appendice A), come detto di tipo
normativo, contiene l'elenco dei meccanismi di danno
considerati rientranti nel campo di applicazione del a
specifica e, per ciascuno di essi fornisce una serie
di informazioni che intendono costituire una guida e
un'indicazione per il tecnico incaricato del 'attivit:
a. materiali interessati;
b. fattori critici (temperatura, ambiente, ecc.);
c. effetti del meccanismo sul materiale;
d. conseguenze;
e. localizzazione preferenziale (nel componente e/o
nel materiale);
f. implicazioni sui recipienti in pressione;
g. possibili metodi di valutazione suddivisi in invasivi,
parzialmente invasivi, non invasivi. In Tabel a 1 riportata, a titolo di esempio, la tabel a
relativa al fenomeni di Addolcimento.
I meccanismi contenuti nel 'Appendice A sono:
- Addolcimento (softening);
- Infragilimento caustico (corrosione basica);
- Attacco da idrogeno;
- Infragilimento da invecchiamento;
- Sensibilizzazione;
- Carburazione; - Decarburazione;
- Grafitizzazione;
- Segregazione;
- Infragilimento da fase sigma;
- Temper embrittlement;
- Fragilizzazione 475. L'Appendice B, di tipo informativo, ancor pi didat-
tica e, tramite 3 esempi, intende fornire una traccia
sia per l'impostazione del lavoro di analisi sia per la
stesura del a relazione finale.
Ultimo punto importante da sottolineare la figura
del 'incaricato del 'analisi che, come gi per altre
parti del a UNI/TS 11325, deve avere '' almeno 5
anni di esperienza documentata nel a valutazione di
stabilit di componenti in esercizio e di verifiche di
progetto ed esercizio di attrezzature a pressione'.
Come per le altre specifiche la ragione di questa
prescrizione risiede nel concetto stesso di valutazio-
ne del livel o di degrado, valutazione che richiede
necessariamente profonda conoscenza e famigliarit
con i vari maccanismi che possono essere attivi in un
impianto industriale. Il concetto di degrado
Completata la breve panoramica sul progetto di nor-
ma E0203E800, possiamo passare ad analizzare ve-
locemente i concetti principali legati al degrado dei
materiali. Ricordando che questo concetto si applica
a tutti i materiali (comprese le suole del e scarpe ed i
vestiti che con il tempo tendono a forarsi o logorarsi)
nel seguito l'attivit sar focalizzata sui materiali
strutturali in quanto sono i materiali preposti a fornire
al e strutture portanti di un impianto stabilit rispetto
a tutte le sol ecitazioni ad esse applicate.
Ricordato che degrado deriva dal verbo degradare
(di origine latina) ed usato in moltissimi ambiti (mi-
litare, giuridico, arti figurative, attrezzature, impianti
ecc.) riportiamo nuovamente la definizione che ne
danno i dizionari:
'Deteriorare, danneggiare, ridurre in cattivo stato;
trasformarsi passando da una condizione superiore
a una inferiore, subire una regressione, subire un pro-
gressivo scadimento.' 21 IL CTI INFORMA Dossier CTI Il participio passato, degradato, in ambito ingegneri-
stico assume un connotato tecnico-funzionale e quindi
in senso lato definisce una diminuzione del e presta-
zioni e del a funzionalit iniziale di un componente,
macchina, impianto.
Mentre in generale il concetto di degrado non
sempre legato al concetto di tempo di utilizzo, in am-
bito tecnico/ingegneristico questo legame sempre
presente ed compito sia del progettista, prima, sia
dell'utilizzatore, poi, tenere sempre presenti i fattori
che possono indurlo o accelerarlo in un'attrezzatura.
Se poi ci focalizziamo su attrezzature/impianti a
pressione, sui materiali strutturali in essi impiegati e
sul a loro caratteristica fondamentale: contenere in
modo sicuro ed affidabile i fluidi di processo, gli am-
biti si restringono ulteriormente.
Si possono fare due suddivisioni:
I. Fattori che posso indurre il degrado e che possono
anche causare effetti sinergici se presenti contempo-
raneamente:
a. temperatura,
b. fluido contenuto,
c. sol ecitazioni meccaniche,
d. radiazioni ed in particolare flussi neutronici.
(Vista la politica energetica italiana che ha comple-
tamente abbandonato il nucleare, questa causa pu
essere totalmente ignorata ed stata citata solo per
completezza.) Lo sviluppo tecnologico ha progressivamente portato
ad un sensibile miglioramento delle caratteristiche
dei materiali strutturali (caratteristiche microstrutturali,
meccaniche e di resistenza al a corrosione) e del a
loro stabilit nel tempo durante l'esercizio.
Una riflessione particolare per necessaria sul 'in-
fluenza della temperatura che continua ad essere
presente sia singolarmente sia, spesso, in modo si-
nergico con le altre due cause (fluido e sol ecitazioni
meccaniche).
Influenza singola della temperatura
I materiali strutturali, come noto, devono le loro ca-
ratteristiche ad un forzato congelamento del a micro-
struttura in stati fuori dal 'equilibrio termodinamico;
questo comporta una tendenza intrinseca (fortemente influenzata dalla temperatura) ad una progressiva
evoluzione del a microstruttura verso tale equilibrio,
con conseguente alterazione del e propriet iniziali.
un'evoluzione ineluttabile, propria di tutti i materiali
strutturali (da quel i fabbricati un tempo ai pi recen-
ti), e ci che pu variare solo la cinetica.
Influenza sinergica: temperatura-fluido
Per il fluido di processo l'effetto sinergico del a tempe-
ratura si manifesta sotto due aspetti: - attraverso fenomeni di diffusione (fortemente di- pendenti dal a temperatura) di elementi chimici nel
materiale strutturale, - effetto sul a cinetica del a corrosione anche se l'in- fluenza pu essere poco marcata. Influenza sinergica: temperatura-
sol ecitazioni meccaniche
Se la temperatura influenza fortemente i fenomeni di
diffusione questo vale anche per l'inter-diffusione tra
gli atomi del materiale stesso; questo, in presenza di
tensioni interne, facilita il movimento del e dislocazio-
ni, del e vacanze, degli interstiziali con conseguente
deformazione del materiale fino a rottura.
Influenza sinergica: fluido-sol ecitazioni meccaniche
presente quando lo stato di tensione nel materiale
favorisce fenomeni di corrosione. I . Estensione delle zone dell'attrezzatura interessate
dal degrado: - degrado generalizzato e che interessa le propriet del materiale che gli consentono di avere la resi-
stenza necessaria perch l'attrezzatura possa con-
tenere il fluido, - degrado localizzato in zone ristrette che produce indebolimenti locali del materiale ma che possono
essere altrettanto funesti per la resistenza del 'attrez-
zatura. In Tabel a 2 sono riassunti i meccanismi di degrado
pi comuni unitamente al a loro localizzazione tipica
ed ai fattori che li attivano. Come detto in preceden-
za la temperatura ha sempre un qualche effetto e
pertanto in Tabel a citata solo ove la sua influenza
sensibile.
Si noti come, coerentemente con le esclusioni dichia- Dossier CTI 22 Novembre-Dicembre 2017 rate, i meccanismi contemplati dal a nuova Specifica
Tecnica, coincidano con i meccanismi di norma agen-
ti sugli impianti. Il concetto di danno
Appurata la presenza di un meccanismo di degrado,
per valutare la situazione di 'salute' del 'attrezzatura
ai fini di sicurezza ed affidabilit quindi necessario
trasformare un concetto qualitativo in un parametro quantitativo associando al concetto di degrado il
concetto di danno:
A causa del 'esercizio e in presenza di un meccani-
smo di degrado, un componente accumula progres-
sivamente nel tempo un danno che lo porter al a
rottura o che, comunque, lo render inservibile.
Per quantificare questo danno necessario associar-
gli un numero ed individuare la relazione funzionale
che lo lega al tempo. 1G Meccanismo Effetto A B Scorrimento viscoso Deformazione del materiale e formazione di cricche in fase finale X X X Fatica Formazione e propagazione di cricche X X Tenso-corrosione Formazione e propagazione di cricche X X Sensibilizzazione Perdita della resistenza alla corrosione intergranulare X X Corrosione generalizzata Riduzione di spessore o innesco cricche X X X Corrosione localizzata Riduzione di spessore o innesco cricche X X X Erosione Riduzione di spessore X X Segregazione Dovuta ad eccessiva quantit di impurezze. Propriet meccaniche inferiori al materiale base. X Addolcimento Diminuzione propriet tensili X X Infragilimento caustico una corrosione basica da contatto col fluido che origina cricche X X X Attacco da idrogeno L'idrogeno diffonde nel materiale infragilendolo a partire dalla superficie X X X Infragilimento da invecchiamento dovuto al processo di fabbricazione e porta ad un infragilimento X Carburazione Aumento durezza ed infragilimento superficiale X X X X Decarburazione Riduce la percentuale di C nel materiale. Diminuisce durezza e propriet tensili X X X X Grafitizzazione Infragilimento X X X Delaminazione Bande di segregazione dovute al processo di laminazione. Anisotropia del materiale X Infragilimento in fase sigma Tipico in materiali inossidabili ferritici (Cr > 17%). Si crea fase fragile X X Temper embritttlement In alcuni acciai al Cr-Mo abbassa la temperatura di la transizione duttile-fragile X X Legenda
A
Fattore attivante B Posizione Temperatura Fluido Sollecitazione meccanica Generalizzato Parte da superficie Localizzato 1H
Effetto sulla vita dell'attrezzatura Fattori che ne influenzano la vita ' vita maggiore di quella teorica di progetto ' uso di curve di minimo nel progetto ' fattori di sicurezza ' esercizio conservativo ' cautele nell'estrapolazione dei dati VITA TEORICA DI PROGETTO ' vita inferiore di quella teorica di progetto ' sforzi non previsti nel progetto ' esercizio oltre i limiti del progetto ' effetti ambientali e d'esercizio anomali TABELLA 2 - Meccanismi di degrado pi comuni 23 IL CTI INFORMA Dossier CTI Diamo nel seguito tre brevi cenni al a formulazione
matematica del concetto di danno:
I. Il danno (D) espresso da una funzione del tempo
(o di altro parametro ad esso riconducibile):
D = f(t) con le seguenti caratteristiche: - La funzione una funzione continua e crescente - Al tempo zero (componente nuovo) si ha D = 0 - A rottura (o comunque a componente inservibile) si ha D = 1 I . Il danno generato da un meccanismo di degrado
si aggiunge al danno generato da altri meccanismi
ma le regole di composizione dipendono dai vari
meccanismi.
I I. Ogni meccanismo di degrado ha una sua specifi-
ca legge di danno. Per valutare lo 'stato di salute' di un impianto, di-
venta quindi fondamentale conoscere sia le leggi di
danno relative ai singoli meccanismi di degrado attivi
durante l'esercizio, sia la storia completa di quanto
accaduto in esercizio sino ad oggi.
Il puro riferimento al a vita teorica di progetto non
sufficiente a garantire una corretta fotografia del a
situazione del 'impianto e volendo sintetizzare quanto
pu avvenire per un'attrezzatura in funzione del a
sua storia possiamo considerare la sintesi sotto ripor-
tata.
Risulta quindi evidente come sia necessario ricorrere
ad una specifica metodologia di approccio al proble-
ma nota come 'valutazione del a vita residua'. La nascita di questa metodologia, nel a forma oggi
nota ed usata, risale al a prima crisi petrolifera degli
anni 70 e si basa essenzialmente su questi cardini:
a. attento studio della passata storia d'esercizio
del 'impianto;
b. analisi dei meccanismi di degrado effettivamente
presenti nell'esercizio passato e presumibile futuro;
c. valutazione del a frazione di danno globale ad
oggi accumulata;
d. definizione ed attuazione di un piano di control i
volti ad evidenziare sia la coerenza del e conclusioni
ottenute ai punti precedenti, sia eventuali danni deri-
vanti da meccanismi non considerati;
e. valutazione finale del a frazione di danno globale
ad oggi accumulata e programmazione dei successi-
vi interventi previsti. SORVEGLIANZA DEI GENERATORI DI VAPORE
Giuseppe Giannelli
' Coordinatore del a CT 223/
GL 02 'Esercizio dei generatori di vapore e/o acqua
surriscaldata' La sorveglianza sui generatori di vapore affonda
le sue radici nel Titolo I capo II sezione I del Regio
Decreto n 824 del 12 maggio 1927 'Approvazione
del Regolamento per l'esecuzione del R.D.L. 9 luglio
1926 n 1331, che costituisce l'Associazione Nazio-
nale per il Control o del a Combustione'. Gli articoli
che si occupano del conduttore sono quel i che vanno 1H
Effetto sulla vita dell'attrezzatura Fattori che ne influenzano la vita ' vita maggiore di quella teorica di progetto ' uso di curve di minimo nel progetto ' fattori di sicurezza ' esercizio conservativo ' cautele nell'estrapolazione dei dati VITA TEORICA DI PROGETTO ' vita inferiore di quella teorica di progetto ' sforzi non previsti nel progetto ' esercizio oltre i limiti del progetto ' effetti ambientali e d'esercizio anomali ' cinetica maggiore del previsto per il degrado del materiale con l'esercizio ' presenza di meccanismi di degrado non previsti in progetto Dossier CTI 24 Novembre-Dicembre 2017 dal 27 al 33 e dettano le condizioni di utilizzo dei
generatori di vapore al fine di prevenire avarie e
gravi incidenti. Successivamente anche il D.M. 21
maggio 1974 individua alcune tipologie e caratteri-
stiche dei generatori di vapore, per i quali pu essere
concesso l'esonero dalla presenza del conduttore
abilitato (rimandando al a Raccolta E, e precisamente
Circolare 15 novembre 1979 n 38468 per la specifi-
cazione del e condizioni per il rilascio di tali esoneri).
Accanto al R.D. 824/27 si trovano una serie di decre-
ti successivi che si occupano di inquadrare le norme
connesse con la conduzione dei generatori di vapore;
in particolare sono da citare il D.M. 1 marzo 1974
recante 'Norme per l'abilitazione al a conduzione di
generatori di vapore' che costituisce l'attuale discipli-
na per l'abilitazione dei conduttori, articolando l'abi-
litazione su 4 gradi, in senso decrescente in termini di
caratteristiche dei generatori, al crescere del grado
di abilitazione. Cos, un primo grado, sar abilitato
al a conduzione di generatori di qualsiasi tipo e su-
perficie, al o stesso modo in cui un quarto grado sar
abilitato al a conduzione di generatori di vapore di
qualsiasi tipo aventi producibilit fino ad 1 t/h. Il per-
corso che porta al 'abilitazione del conduttore passa
attraverso un tirocinio registrato su apposito libretto,
che attesti il percorso pratico formativo del 'aspirante
conduttore e si chiude con un esame sostenuto di
fronte ad una commissione istituita presso alcune Sedi
Territoriali del 'INL (Ispettorato Nazionale del Lavoro).
Da ultimo va osservato che vi stato un periodo di
confusione in tema di conduzione dei generatori di
vapore; in particolare il D.Lgs. 212/2010, meglio
noto come 'Taglialeggi' ha infatti disposto la deca-
denza di tutte le leggi datate, se non esplicitamente
indicate come necessarie. Tra queste sono quindi
finite in una zona grigia anche le norme connesse
al a conduzione dei generatori di vapore. Il Jobs act,
ossia il D.Lgs. 151/2015, ha risolto qualunque dub-
bio, ripristinando un percorso abilitativo certo per i
conduttori di generatori di vapore.
Va infine osservato che, storicamente, la competenza
in materia di abilitazione al a conduzione dei gene-
ratori di vapore, attribuita al Ministero del Lavoro,
il quale ha sempre chiarito, attraverso apposite cir- colari, la sussistenza del 'obbligo di abilitazione dei
conduttori di generatori di vapore. Va innanzitutto osservato che i moderni generatori so-
no ben differenti dai generatori di vapore e di acqua
surriscaldata, come intesi nei decreti sin qui citati. Si
tratta di insiemi completamente automatici, che svol-
gono in autonomia le principali funzioni. Cionono-
stante, trattandosi di attrezzature di lavoro di notevole
pericolosit, costituiscono materia in cui l'uomo deve
essenzialmente esercitare un attento control o, sia pur
non puntuale, avendo a disposizione del e competen-
ze che bene vengano sempre accertate in fase di
abilitazione. Esistono infatti situazioni (es. transitori di
avviamento, anomalie del a strumentazione e/o guasti
degli accessori) che impongono una presenza umana
al fine di valutare le implicazioni degli eventi in fase di
evoluzione.
La logica che ha spinto il Gruppo di Lavoro 2 del a
Commissione Tecnica 223 del CTI a predisporre due
specifiche tecniche in materia di sorveglianza dei
generatori di vapore e di acqua surriscaldata (precisa-
mente la UNI/TS 11325-3 e la UNI/TS 11325-10), sta
proprio in questa logica di dominio del 'uomo di taluni
specifici imponderabili eventi, che richiedono un in-
tervento cosciente da parte del 'operatore (conduttore
abilitato). Non sar certo sfuggito il passaggio lessica-
le da 'conduzione' a 'sorveglianza'; i moderni gene-
ratori di vapore, certificati secondo la Direttiva 97/23/
CE (recepita con D.Lgs. 25 febbraio 2000 n 93),
come modificata dal a Direttiva 2014/68/UE (recepita
con D.Lgs. 15 febbraio 2016 n 26) consentono, infatti,
la presenza discontinua del conduttore che dovr
quindi svolgere un'azione di supervisione e control o
del 'operativit del generatore, a cadenze fisse presta-
bilite, in accordo con le indicazioni del fabbricante del
generatore e secondo criteri definiti in funzione degli
accessori di cui il generatore dotato. LA SORVEGLIANZA DEI GENERATORI DI VAPORE E DI
ACQUA SURRISCALDATA TRATTATA DALLA UNI/TS
11325-3, ATTUALMENTE IN FASE DI PUBBLICAZIONE UNI
E DALLA UNI/TS 11325-10 CHE SPECIFICATAMENTE
DEDICATA AI GENERATORI DI LIMITATA PERICOLOSIT E
POTENZIALIT 25 IL CTI INFORMA Dossier CTI La specifica tecnica UNI/TS 11325-3, la cui seconda
edizione in fase di pubblicazione, si occupa del a
sorveglianza dei generatori di vapore e di acqua sur-
riscaldata aventi caratteristiche rilevanti ai fini del a
sicurezza, con assistenza continua o senza assistenza
continua sino ad un massimo di 72 ore. In particola-
re, la specifica si rivolge a quei generatori di vapore
e di acqua surriscaldata ricompresi nel campo di
applicazione del D.M. 329/04. La specifica, tuttavia,
non si applica al e seguenti tipologie di generatore:
a. generatori a sorgente termica diversa dal fuoco le cui membrature soggette a pressione, a contatto
con il fluido riscaldante, sono progettate per una
temperatura uguale o maggiore di quel a del fluido
di riscaldamento; b. generatori ad attraversamento meccanico di limita- ta potenzialit aventi PS x V = 3 000 bar x litri e
PS = 12 bar; c. generatori di vapore a bassa pressione aventi PS = 1 bar, Superficie di riscaldamento = 100 m2 e
Potenzialit = 2 t/h; d. generatori di acqua surriscaldata a bassa pressio- ne aventi PS = 5 bar, Temperatura massima del 'ac-
qua = 120C, Superficie di riscaldamento = 100
m2 e Potenzialit = 2 t/h, considerando convenzio-
nalmente la potenza di 0,69 kW (600 kCal/h) di
acqua surriscaldata equivalente al a producibilit
di 1 kg/h di vapore d'acqua; e. generatori aventi volume V = 5 litri indipendente- mente dal valore di PS. Dunque la specifica tecnica esclude i generatori
sopra elencati, ritenendosi, per gli stessi, di dover
procedere al a predisposizione di apposita specifica
tecnica (parte 10). Vale la pena, in questa sede, forni-
re alcune definizioni chiave, che consentano al lettore
di comprendere a pieno la portata del a specifica
tecnica. - accensione del generatore: Operazione di avvia- mento del generatore dal a condizione di generato-
re spento (ossia non alimentato elettricamente); com-
prende il periodo fino al raggiungimento di quel a
condizione operativa che permette il control o e
l'osservazione del corretto funzionamento di tutti i dispositivi di control o, regolazione e sicurezza. - accessorio di sicurezza: Dispositivo progettato e utilizzato per proteggere le attrezzature a pressio-
ne contro il superamento dei limiti ammissibili (per
esempio valvola di sicurezza, pressostato di blocco
con riarmo manuale, livel ostato di blocco con riar-
mo manuale, ecc.). - avaria: Stato di un elemento caratterizzato dal a impossibilit di svolgere una funzione richiesta,
escludendo la inabilit durante la manutenzione
preventiva o altre azioni pianificate o per mancan-
za di alimentazione. - blocco: Interruzione del 'alimentazione del a fonte di energia termica che richiede un intervento ma-
nuale per la riaccensione. - dispositivo autocontrol ato: Dispositivo permanente- mente in grado di mettersi in sicurezza nel caso di
propria avaria senza l'ausilio di dispositivi esterni,
con l'aiuto del a sola sorgente di energia che assicu-
ra il suo normale funzionamento. - strumento di al arme: Dispositivo costituito da una o pi unit distinte, instal ato e col egato in modo tale
che, al raggiungimento di un valore predeterminato
e prefissato del a pressione, del a temperatura o di
altro parametro ritenuto essenziale ai fini del a sicu-
rezza o del a corretta gestione del 'apparecchiatura
in pressione, segnala con mezzi visivi e/o sonori,
al a persona addetta la necessit di apportare le
opportune correzioni al processo. - generatore: Insieme previsto per la produzione di vapor d'acqua e/o acqua surriscaldata a tempera-
tura >110 C e PS>0,5 bar con rischio di surriscal-
damento. - generatore a funzionamento automatico: Genera- tore il cui funzionamento control ato da appa-
recchiature automatiche che regolano il sistema di
produzione del calore e l'alimentazione del 'acqua
in funzione di determinate grandezze di riferimento
ed protetto da sistemi di sicurezza automatici. - manuale di istruzioni (o manuale d'uso e manuten- zione): Documento, redatto dal fabbricante, conte-
nente tutte le informazioni utili ai fini del a sicurezza
per quanto riguarda il montaggio, l'assemblaggio,
la messa in servizio, l'impiego, la manutenzione e i Dossier CTI 26 Novembre-Dicembre 2017 control i da parte del 'utilizzatore. - messa in sicurezza: Manovra manuale o automatica che comporta il blocco del generatore in condizioni
di sicurezza. - riaccensione del generatore (o ripristino del genera- tore): Operazione di avviamento del generatore a se-
guito di un'azione di blocco. L'avviamento possibile
solo manualmente dopo che sono state eliminate le
cause che hanno determinato l'azione di blocco. - sorveglianza: Per i generatori a funzionamento au- tomatico [3.11.3] il control o per accertarsi che
il generatore e tutti i suoi dispositivi operino nel e
normali condizioni di funzionamento. Per i generatori
a funzionamento non automatico comporta anche la
conduzione del generatore. La sorveglianza pu esse-
re con assistenza continua [3.20.1] o senza assistenza
continua [3.20.2].
' sorveglianza con assistenza continua: Sorveglianza con la presenza continua, in centrale termica o in
sala control o di persona addetta durante il fun-
zionamento del generatore fino al a sua messa in
sicurezza. ' sorveglianza senza assistenza continua: Sorveglian- za con la presenza saltuaria in centrale termica
di persona addetta durante il funzionamento del
generatore. - persona addet a: Persona che esercita la sorveglianza del generatore, in accordo con la legislazione vigente
in materia di conduzione dei generatori di vapore. Relativamente al a definizione di persona addet a, be-
ne sottolinearne il perfetto inquadramento nei riguardi
del e vigenti normative cogenti, in tema di abilitazione
al a conduzione dei generatori di vapore. Tale defini-
zione deriva da commenti pervenuti in sede di inchiesta
pubblica, risolti nel senso del a definizione sopra ripor-
tata dal gruppo di lavoro.
La specifica UNI/TS 11325-3, fornisce nel corpo del a
stessa le indicazioni per una gestione in sicurezza dei
generatori di vapore sia con sorveglianza continua
(paragrafo 5) sia senza sorveglianza continua (para-
grafo 6). In entrambi i casi la specifica tecnica fornisce
indicazioni circa i parametri da tenere sot o control o e i
control i e le prove da eseguire sui dispositivi che svolgo- no funzioni vitali per il generatore.
In appendice A al a specifica tecnica si elencano una
serie di tabel e che riassumono i control i e le prove cui
sottoporre le varie tipologie di generatore; le tipologie
di control o e prova possono riassumersi nel seguente
schema:
(O) Osservazione di rumori o odori anomali o altri fat o-
ri degni di nota
(C) Control i e/o prove del corret o funzionamento, com-
presa l'osservazione
(T) Control i e/o prove del corret o funzionamento me-
diante la comparazione dei valori misurati con cam-
pioni di misura riferibili. Questi control i devono essere
effettuati da persona qualificata e competente
Come specificato in precedenza, la UNI/TS 11325-10
stata concepita per tener conto dei generatori di vapore
e di acqua surriscaldata non rientranti nel campo di ap-
plicazione del a UNI/TS 11325-3. Tra i generatori cui
viene applicata la parte 10 rientrano anche i generatori
di vapore e/o acqua surriscaldata a riscaldamento elet-
trico.
Al pari del a parte 3, la UNI/TS 11325-10 prevede la
sezione dedicata al a sorveglianza con assistenza con-
tinua (paragrafo 5) e la sorveglianza senza assistenza
continua (paragrafo 6). Anche nel caso del a parte 10,
in appendice A si possono trovare del e tabel e con
indicati i control i e le prove cui sot oporre i generatori
e le periodicit di esecuzione di det i control i e prove.
La parte 10, approvata dal gruppo di lavoro in data
21/09/2017 ora avviata al 'inchiesta interna CTI. LOCALI DESTINATI AL POSIZIONAMENTO DI GENERATORI DI VAPORE
Gioacchino Rondinella
' Coordinatore della
CT 223 'Esercizio e dispositivi di protezione
del e instal azioni a pressione' Il gruppo di lavoro GL02 'Esercizio dei generatori di
vapore e/o acqua surriscaldata' del CT 223 'Esercizio
e dispositivi di protezione del e instal azioni a pressio-
ne' impegnato nel a stesura di un rapporto tecnico
avente per ogget o 'Locali destinati al posizionamento
di generatori di vapore e/o acqua surriscaldata e del e 27 IL CTI INFORMA Dossier CTI at rezzature accessorie'. Il rapporto tecnico ha lo scopo
di fornire indicazioni sul e carat eristiche degli ambienti
in cui vengono al ocati i generatori di vapore e/o acqua
surriscaldata e le eventuali attrezzature accessorie per
garantirne un sicuro esercizio limitatamente al rischio
derivante dal a pressione.
I locali in cui sono al ocati i generatori, oltre al e dispo-
sizioni legislative in materia di salute e sicurezza dei
luoghi di lavoro e in materia di antincendio devono
rispondere al e prescrizioni del manuale di istruzioni
fornito dal fabbricante eventualmente integrate dal e in-
dicazioni che il rapporto tecnico in preparazione sapr
indicare.
Un primo tema ogget o di discussione riguarda la de-
finizione stessa di locale: con il termine di 'locale'
si dovrebbe definire un'ambiente delimitato destinato
esclusivamente al 'instal azione del generatore ed even-
tualmente di tutte le attrezzature ausiliarie necessarie
al 'esercizio del o stesso e avente un idoneo accesso. Si
potr avere: - Locale chiuso: locale delimitato da pareti lungo tut o il perimetro e relativa copertura. - Locale aperto: zona segregata, diversa dal locale chiuso, opportunamente fornita di segnali di avver-
timento che classificano la zona come pericolosa e
nel a quale vietato l'accesso di persone non auto-
rizzate. Il rapporto tecnico at ualmente in fase di sviluppo, ma
il gruppo di lavoro ha gi definito alcuni requisiti di par-
tenza da proporre al a discussione: - il locale dovrebbe essere adibito esclusivamente al 'e- sercizio e conduzione del generatore (o dei generato-
ri), del e sue eventuali at rezzature ausiliarie e di even-
tuali impianti per la produzione di acqua calda e/o
surriscaldata. L'accesso dovrebbe essere riservato al
solo personale addet o al 'esercizio e al a conduzione dei singoli apparecchi. I locali dovrebbero poi essere
adeguatamente il uminati ed aerati per consentire la
let ura e l'osservazione degli strumenti di misura dal a
normale zona di manovra; - lo scarico del e valvole di sicurezza dovrebbe essere convogliato al 'esterno del locale, in luogo sicuro e in
modo da non limitare l'efficacia del e stesse; - nei locali di instal azione dei generatori non dovreb- bero essere ammessi depositi di sostanze combustibili; - i locali chiusi non dovrebbero avere porte, finestre o aperture simili che li col eghino con ambienti in cui
sussistano pericoli di esplosione o incendio; - gli accumulatori di vapore dovranno essere piazzati al 'esterno del locale; - l'accesso al locale dovrebbe essere agevole, realiz- zato at raverso idonee aperture e compatibile con la
legislazione in materia di prevenzione incendi e di
sicurezza sul lavoro in base al numero dei condut ori
abilitati; - il rapporto tecnico dovrebbe indicare le dimensioni del locale in grado di assicurare del e distanze mini-
me. Gli spazi liberi dovrebbero garantire un agevole
accesso agli accessori di regolazione e sicurezza e
alle at rezzature accessorie; - i locali sot ostanti, sovrastanti e adiacenti I locali sot- tostanti non dovrebbero essere adibiti a dimora o ad
abituale permanenza di persone; - il rapporto tecnico dovrebbe dare anche indicazioni sul e varie postazioni dal e quali il personale addet o
conduce o sorveglia il generatore o i generatori, assi-
curando la visione diret a degli accessori di control o
del generatore; - dovranno essere fornite indicazioni sul e modalit di controllo dei generatori da parte della persona addet-
ta tenendo conto del numero di generatori da control-
lare, e in base al fat o che la sorveglianza sia eseguita
da una zona di manovra al 'interno del locale oppure
da una sala control o o da altra postazione remota; - per i generatori instal ati in locali aperti dovranno es- sere adot ati, in quanto applicabili, i criteri di sicurez-
za relativi al e instal azioni in locali chiusi. Si dovr in
ogni caso provvedere al a recinzione o comunque al a
delimitazione dei generatori per impedire l'accesso
al 'impianto di persone estranee al 'esercizio. IL CTI STA LAVORANDO ALL'ELABORAZIONE DI UN NUOVO
DOCUMENTO TECNICO CHE FORNISCE LE INDICAZIONI
SULLE CARATTERISTICHE DEGLI AMBIENTI IN CUI VENGONO
COLLOCATI I GENERATORI DI VAPORE E/O ACQUA
SURRISCALDATA E LE EVENTUALI ATTREZZATURE ACCESSORIE
PER GARANTIRNE UN SICURO ESERCIZIO LIMITATAMENTE AL
RISCHIO DERIVANTE DALLA PRESSIONE


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